03/11/2017

L’arpeggio di una chitarra, una voce soffice e leggera, atmosfere soffuse, aprono “Glossolalia” di Vespertina, album uscito il 22 settembre, non a caso equinozio d’autunno. L’equinozio è il giorno in cui la durata della luce è esattamente uguale a quella della notte, è un giorno speciale e simbolico. Vespertina, al secolo Lucrezia Peppicelli, lo ha scelto accuratamente come data di uscita del suo primo ep, dove sembra che nulla sia casuale. Il titolo stesso racchiude in sé tutti i significati del termine: dall’“espressione verbale di suoni incomprensibili”, ai deliri espressi attraverso parole deformate di alcuni malati di mente, ai “fonemi articolati in forma musicale” e associati a precisi stati d’animo. Tutte e tre le accezioni del termine sono racchiuse in questo disco: suoni apparentemente incomprensibili, atmosfere crepuscolari, movimenti della voce somiglianti a lamenti e a sussurri che creano suoni (“Nuova York”, “Slumber”) con lo scopo di suscitare stati d’animo e smuovere i sentimenti dall’interno dell’ascoltatore.
L’incoerenza è solo apparente: Vespertina esalta il crepuscolo, eppure nel suo ep c’è anche tanta luce, divisa in parti uguali, come nel giorno dell’equinozio, da cercare nell’essenza delle parole; i suoni incomprensibili in realtà sono espressioni di stati d’animo precisi; i titoli dei brani sembra che non c’entrino niente con i brani stessi, eppure ne sono l’identificazione.

Insomma, il maggior pregio di “Glossolalia” è la curiosità che suscita, il senso che racchiude e che bisogna cercare, ascoltando attentamente ogni parola e ogni sussurro. Per farlo, però, sacrifica una forma musicale che varia poco, che si regge soprattutto su arpeggi osinati, basati principalmente su un sound acustico, mentre la voce disegna sopra recitando versi evocativi e avvolgenti.

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