Un disco crepuscolare che ci mostra cosa resta quando le cose finiscono.
Afterglow, il disco d’esordio degli All You Can Hate, potrebbe essere la perfetta trasformazione sonora di un crepuscolo: quell’istante in cui gli ultimi raggi di sole ci lasciano sospesi tra il "giramento di coglioni" raccontato da Diego Abatantuono in Mediterraneo per la fine di un altro giorno e la scintilla di eccitazione verso le tante possibilità che la notte appena iniziata porta con sé.
A poco più di un anno dall'uscita di Nothing Lasts Forever, il quartetto romano torna con sette tracce da vedere (anzi, ascoltare) come una naturale prosecuzione del loro EP d’esordio. Una specie di sequel costruito attorno a un’idea semplice ma tutt’altro che scontata: se è vero che "nulla dura per sempre", non significa che ciò che finisce non lasci qualcosa dietro di sé.
E Afterglow, come suggerisce il suo stesso titolo, si nutre di quei residui di luce che continuano a riverberarsi nelle nostre vite: da necessari cambi di prospettiva con cui ridimensionarci all'interno delle dinamiche dell'universo (Take Me To The Moon) alla fine inevitabile di una relazione diventata incompatibile ma capace di lasciare comunque il segno (Goodbye), passando per l'importanza di lasciar andare le cose (Nothing), visto che il tempo, purtroppo, è l'unica cosa che nessuno può realmente fermare (Ten Years).
Un corpus di versi colmi di malinconia e introspezione, conditi con una punta di nichilismo, che gli All You Can Hate accompagnano con un sound in bilico costante tra sogno e materia, riverberi e distorsioni. In meno di venti minuti, la band abbraccia infatti l'indie rock più asciutto e incalzante (Take Me To The Moon e Useless) e la malinconia post-punk dei primi Fontaines DC (Craving) ma anche passaggi più radicali, con gli echi grunge di Rockstare il caos etereo in stile shoegaze di Nothing.
Nonostante la pronuncia inglese non perfetta - ma comunque accettabile - sfoderata dal frontman Salvatore Alcamisi, Afterglow resta comunque un disco che sa esattamente dove stare e cosa dire, frutto di idee e visioni musicali estremamente chiare. Un lavoro con cui gli All You Can Hate ci mostrano come il sole, pur spegnendosi davanti ai nostri occhi ogni giorno, non smette mai di esistere: ha solo cambiato il lato del mondo in cui mostrarsi.
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La recensione Afterglow di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-10 23:46:53

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