Denny LoeCometa blu2026 - Rap, R&B, Trap

Cometa bluprecedente

Tra fragilità, punchline e Harry Potter, un debutto che (ri)porta il rap lontano dalle maschere della trap da copertina.

Attitudine da spitfire, testi che sfuggono ai soliti (e spesso falsi) cliché da street credibility, melodie catchy (ma mai melense) e un pizzico di Harry Potter. È questo lo strano incastro che Denny Loe - all'anagrafe sempre Denny ma di cognome Magliuolo - è riuscito a creare con il suo primo album in studio, Cometa Blu.

Prodotto dalla olbiense K Music e distribuito da ADA Music Italy, l’esordio discografico dell'artista cresciuto tra l’ombra della Mole di Torino e quella del Colosseo di Roma mette insieme dieci tracce capaci di affrancarsi dalla solita retorica, tutta sbruffonaggine e ostentazione, attorno a cui la scena hip-hop e trap italiana continua ostinatamente ad avvitarsi, arrivando a volte a sembrare la caricatura di sé stessa. Nella mezz'ora scarsa lungo cui si snoda Cometa Blu, Magliuolo sceglie infatti di guardare in faccia a emozioni e fragilità che gran parte del rap contemporaneo sembra vedere come fumo negli occhi, ovvero la paura di fallire, di non essere abbastanza.

C’è il timore di mostrarsi vulnerabili davanti alle critiche (Pace travestita), soprattutto a quelle sparate da chi si sente forte dietro lo schermo di uno smartphone (TourInsta e Threads). C'è l'ansia, mischiata alla felicità, didiventare padre, su cui si poggia la titletrack del disco. C'è la paura diperdere qualcuno che si ama (Abeforth) o quella di non vedere ricambiati i propri sentimenti (Lucciola, cantata insieme a J-Juss). A spiccare sopra questa serie di emozioni profondamente umane c'è però un senso di frustrazione difficile da ignorare: quello disentirsi "troppo vecchi" per sfondare nel mondo dell’industria musicale (Nulla e niente, realizzata insieme a John Durrell), in cui viene ormai lasciato spazio soltanto a ciò che genera profitto immediato, negando il più delle volte una chance a chi ha veramente qualcosa di interessante da dire (Rombombombom).

Una serie di argomenti diametralmente opposti ai macchinoni di lusso, ai gioielli che valgono quanto monolocali e alle donne trattate come trofei che dominano il vuoto pneumatico di larga parte del rap mainstream italiano. Anche in pezzi dalle tinte più forti, come la già citata Lucciola - "Tu fai la cucciola, ma sei troia a livello globale/È una cosa che mi chiedo dall'età adolescenziale/Chissà quanto ci guadagni da ogni rapporto orale" - Denny Loe lascia emergere, dietro un’apparente misoginia che ad alcuni potrebbe far storcere il naso, il rancore ferito di chi si sente usato, svuotato e poi abbandonato da qualcuno per cui aveva provato qualcosa di autentico.

E questa capacità di parlare di insicurezze, paure e desideri senza mai trasformare la vulnerabilità in un'eventuale autocommiserazione, viene tradotta dal rapper torinese in rime, incastri e punchline davanti alle quali si può solo alzare le mani. Una padronanza del flow - sia nei passaggi in beat che in extrabeat - che permette a Magliuolo di destreggiarsi tra una gamma di stili e sonorità davvero ampia: dal conscious hip-hop più riflessivo, spalmato su una strumentale acustica di chitarra, pianoforte e innesti orchestrali (Pace travestita) alla tamarraggine banger, tutta hi-hat e bassi profondi, della trap (Rombombombom e Threads), passando anche per episodi più vicini al pop rap, dove Denny Loe dimostra di cavarsela dignitosamente anche nelle parti cantate (Cometa blu e Nulla e niente).

Tecnica e contenuti da non dare affatto per scontati, visti i tempi che corrono, a cui si aggiunge una divertente caccia a delle specie di easter egg, disseminati lungo il disco, pescati direttamente dall’universo di Harry Potter. Ci sono Aberforth, con il fratello meno celebrato di Silente e la "Signora Grassa" che sorveglia l’ingresso della sala comune di Grifondoro; il capo penzolante di Sir Nicholas "Quasi Senza Testa" citato in Cometa Blu; e perfino le scarpe di Luna Lovegood appese al soffitto della Scuola di Magia e Stregoneria, richiamate in TourInsta.

Con questo suo primo disco, Denny Loe mette le sue indubbie capacità tecniche al servizio di temi che riportano il rap a una dimensione più concreta, umana e vicina a quella "vita vera" che molta scena sembra essersi lasciata alle spalle, anestetizzata da ricchezze ostentate e pose da gangster false come una moneta da tre euro. Un debutto in grado di dimostrare come, in un genere costruito sulle parole, il vecchio mantra del "non importa cosa dici, ma come lo dici" lasci inevitabilmente il tempo che trova. Perché, in fin dei conti, senza qualcosa di autentico da raccontare, anche il flow migliore finisce per brillare a vuoto, come un’insegna al neon accesa nel deserto.

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La recensione Cometa blu di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-05-02 01:21:00

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