Il primo lavoro della band anglo-bolognese ridefinisce i confini tra post wave, dark rock ed elettro pop in una formula psichedelica
Dopo l’EP “A New Oblivion”, i The Peripheries hanno affrontato lo scorso anno la prova del primo album con “Mechanical Reproduction”, un lavoro in cui gli equilibri oscillano continuamente tra post wave, dark rock ed elettro pop, costruendo dieci tracce di ipnotica oscurità e melodie psichedeliche. Pur avendo ascoltato le recenti evoluzioni del combo anglo-italiano, ci fa piacere recuperare questo LP perché è un tassello importante nella discografia della band. In circa tre quarti d’ora, infatti, Carlo “Wiz” Rossi (voce), Flaminia Samperi (synth), John Johnson (chitarra), Claudio Bianconi (basso) e Sabina Morgagni (batteria) sviluppano il loro discorso parlando un linguaggio di forte matrice Eighties ma dal lessico che si appropria di tanto in tanto anche di dettagli più moderni e sperimentali definendo una firma originale e di grande impatto.
L’impressione generale che si ha ascoltando questo disco è di esser catapultati in un universo sonoro carico di energia ma al tempo stesso di tedesco autocontrollo e capace di momenti introspettivi di notevole intensità. Se sono certamente i sintetizzatori e l’elettronica a tracciare il crepuscolare cammino di queste canzoni, le chitarre marcano comunque il loro angolo di territorio attraverso trame nette e definite mentre la sezione ritmica sostiene il corpo come un solido scheletro irrequieto.
Molto ben congegnati sono, inoltre, gli arrangiamenti, tanto da dar l’impressione che le multiformi anime di queste composizioni siano in realtà un insieme organico. Ogni traccia contribuisce a mostrare un lato del carattere dell’album, che resta certamente di natura ombrosa ma anche in grado di aprirsi talvolta a momenti di nebulosa luminosità indie (la liminale “Mr. Xanax” o la perfino canticchiabile “Pigalle”) o sprofondare nei silenziosi abissi dell’anima (su tutte, la struggente “A Shadow Passing Over”).
Un disco solido, curato e piuttosto originale per i The Peripheries, che con questo lavoro hanno dimostrato sin da subito personalità e maturità compositiva, due caratteristiche imprescindibili che in maniera molto naturale li hanno poi condotti a comporre il più recente singolo “Westphalia”, di cui abbiamo parlato nell’apposita recensione, che spalanca a sua volta le porte a un prossimo lavoro nei confronti del quale nutriamo grandi aspettative.
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La recensione Mechanical Reproductions di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-28 17:32:42

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