23/01/2012 di Michele Montagano

Gli AcomeandromedA sono cinque ragazzi pugliesi, all'esordio sulla lunga distanza con "Occhio Comanda Colori". Un'attitudine musicale ben espressa su assestamenti alternative rock ed echi grunge, hard psichedelia e prog anni '70. Si parte diretti ed adrenalinici, con quella sorta di manifesto che è “A Come Andromeda” e poi giù tra rimproveri rock acidi e graffianti (“Il Mio Non Compleanno”, “Il Pastrano Nero”), rigurgiti anni '90 (“Senza K”), esplosioni di sana pazzia psicotropa espansa su variazioni ed intervalli prog (l'incandescente “Tupatuttuttutu-Booo”) ed episodi su esternazione noise (“Skizofrenia” quasi una sorta di Teatro Degli Orrori regredito su impasti melodici e meno abrasivi).

Non mancano parentesi più intime, portavoce di un songwriting alquanto maturo: si guardi “Regina del Mio Io” (senz'ombra di dubbio uno dei pezzi più riusciti) che, per atmosfere, non sfigurerebbe nella produzione di band come Il Disordine Delle Cose o “Pioggia Pietra e Terra”, sorta di preghiera laica, inno alla natura e all'uomo che è parte di essa. C'è poi la lunga chiusura di “Dobar Zivat”, poetica e deliziosa nel suo minimalismo crescente su finale “fantasma”.

Quella degli AcomeandromedA è una formula a lunga scadenza, anni di contaminazioni su base rock a ribadirne le dure e pure caratteristiche e sembra non dispiacere grazie ad una cura timbrica piuttosto soddisfacente e ad arrangiamenti ben ragionati, con ausilio di tastiere, synth e flauto traverso. I margini di miglioramento vi sono, così come anche una ricerca maggiore di un sound più fresco, però in definitiva "Occhio Comanda Colori" si presenta come un esordio interessante e onesto, che non manca di riservare attimi di sano trasporto tra sudore rock e derive lisergiche.

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