Gli AcomeandromedA sono cinque ragazzi pugliesi, all'esordio sulla lunga distanza con "Occhio Comanda Colori". Un'attitudine musicale ben espressa su assestamenti alternative rock ed echi grunge, hard psichedelia e prog anni '70. Si parte diretti ed adrenalinici, con quella sorta di manifesto che è “A Come Andromeda” e poi giù tra rimproveri rock acidi e graffianti (“Il Mio Non Compleanno”, “Il Pastrano Nero”), rigurgiti anni '90 (“Senza K”), esplosioni di sana pazzia psicotropa espansa su variazioni ed intervalli prog (l'incandescente “Tupatuttuttutu-Booo”) ed episodi su esternazione noise (“Skizofrenia” quasi una sorta di Teatro Degli Orrori regredito su impasti melodici e meno abrasivi).

Non mancano parentesi più intime, portavoce di un songwriting alquanto maturo: si guardi “Regina del Mio Io” (senz'ombra di dubbio uno dei pezzi più riusciti) che, per atmosfere, non sfigurerebbe nella produzione di band come Il Disordine Delle Cose o “Pioggia Pietra e Terra”, sorta di preghiera laica, inno alla natura e all'uomo che è parte di essa. C'è poi la lunga chiusura di “Dobar Zivat”, poetica e deliziosa nel suo minimalismo crescente su finale “fantasma”.

Quella degli AcomeandromedA è una formula a lunga scadenza, anni di contaminazioni su base rock a ribadirne le dure e pure caratteristiche e sembra non dispiacere grazie ad una cura timbrica piuttosto soddisfacente e ad arrangiamenti ben ragionati, con ausilio di tastiere, synth e flauto traverso. I margini di miglioramento vi sono, così come anche una ricerca maggiore di un sound più fresco, però in definitiva "Occhio Comanda Colori" si presenta come un esordio interessante e onesto, che non manca di riservare attimi di sano trasporto tra sudore rock e derive lisergiche.


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