Top It 2018: i migliori 50 dischi dell'anno secondo Rockit

Tra chitarre e autotune, 50 artisti che più di altri hanno saputo raccontare qualcosa, cambiare le carte e proporre qualcosa di diverso, nuovo, rilevante, per la musica Italiana ed importante.

grafiche di @beynot
grafiche di @beynot

Tra chitarre e autotune, 50 artisti che più di altri hanno saputo raccontare qualcosa, cambiare le carte e proporre qualcosa di diverso, nuovo, rilevante, per la musica Italiana ed importante. Non conta il genere, il linguaggio o la generazione, ma l’idea, il talento e l’attitudine. Arriva anche quest’anno la nostra classifica, questi sono i migliori 50 dischi del 2018 secondo la redazione di Rockit. 

 

 

 

#50
Malkovic - Buena Sosta

Costello's Records

I Malkovic possono suonare come l'ennesima band che fa canzoni italiane dal suono post rock. Tuttavia, per chi rimuove ogni briciolo di puzza sotto il naso, hanno tantissimo da dire. E certamente con questo secondo EP non hanno ancora detto tutto, nonostante "Colossus", "Gnavi" e "Buena Sosta" abbiano già l'aria di piccoli classici sconosciuti. Per chi se ne fotte dei pregiudizi, del discorso "che musica vecchia", e vuole solo dei pezzi della madonna perfetti dal vivo; aspettate con noi il loro primo disco. // Pietro Raimondi 

 


 

  

 

#49
Asino - Amore

Pioggia Rossa Dischi

Brutti, sporchi e cattivi? Mica tanto, perché gli Asino, come tutte le band che sembrano infischiarsene delle mode e dei trend su Spotify, appaiono tremamendamente "buoni e coraggiosi". E infatti sono proprio così: amano pestare duro sui loro strumenti, gridare nel microfondo tutto il loro scontento senza che nessuno gli possa muovere mezza critica. Anche perché al volume suonato, le critiche, non le sentirebbe nessuno. // Mattia Nesto

 


 

 

 

#48
Paletti - Super

Woodworm

Portare avanti la bandiera electro-pop nel 2018 continuando a raccontare il presente con pungente leggerezza, questa la scommessa di Paletti. Stoccate mirate, mentre il culo ondeggia su beat e synth, aspettando l'immancabile ritornello ultra-catchy come chiave di volta del tutto. // Starfooker

 


 

  

 

#47
Verano - Panorama

42 Records

Un album per stringersi, anche da soli nella giacca più calda, sigaretta in una mano e Bombafragola nell’altra, occhi lucidi ed onesti, mentre nota dopo nota Anna con un soffio di voce lascia cadere le difese per scavarsi sempre più dentro, nella naturale semplicità e complicità del suono di un gioiellino synth-pop senza per forza dimenticare le chitarre. // Starfooker

 


 

 

 

#46
Luca Carboni - Sputnik

RCA Records

Luca Carboni attraversa gli anni e le stagioni con nonchalance, restando un faro per quel cantautorato pop che da una parte lo guarda come punto di riferimento e dall’altra collabora con lui: un cortocircuito che produce un album iperattuale proprio perché pieno di rimandi eighties, e alla fine convince perché lo stile contemporaneo ben si adatta a un timbro, tanto inconfondibile quanto patrimonio di una generazione, che continua a far conquiste trasversali, di madri, figlie, millennials e ragazzi cresciuti a pane e Silvia lo sai.  // Margherita Di Fiore

 


 

  

 

#45
Belize - Graffiti

Ghost Records

Graffiti dei Belize è una delle facce più originali del nuovo pop italiano: su intrecci elettronici di synth scuri e ritmiche pulsanti rotolano melodie efficaci, mentre i versi aprono squarci di vita personale, pop culture e paesaggi esotici. Dal mitico castello Fisher Price fino a Buenos Aires, fra atmosfere malinconiche ed elettronica, con i featuring di Mecna e Generic Animal ad arricchire il piatto di un album che riesce a distinguersi anche seguendo le tendenze del momento. \\ Sergio Sciambra

 


 

  

 

#44
Ernia - 68

Universal Music 

Ernia raggiunge qui il suo obiettivo, rendere cool il rap conscious, riuscire a svecchiarlo, a ripulirlo da quella “patina sfigata e da centro sociale” (cit.). È riuscito a caratterizzare in maniera elegante e intelligente la tipica propensione rap all’ego trip. // Marco Beltramelli

 


 

  

 

#43
Bonetti - Dopo la guerra

Costello's Records

Il disco di Bonetti, per quanto rientri nella categoria "cantautori italiani conscious" ha una leggerezza, una delicatezza di suoni e immagini che elimina quell'aspetto pesante di una certa musica leggera. Insomma è un cantautore di quelli veri, vecchia scuola che ha fatto propria la lezione dell indie-pop italiano, senza cedere alle sue lusinghe. Sarebbe stato perfetto se avesse puntato in modo più deciso alle memoria interna, ma questo disco è già un punto d'arrivo. // Pietro Raimondi


 

 

 

 

#42
Thegiornalisti - LOVE

Carosello Records

Doveva essere l’album della conferma, per la band dell’autore con la penna più trasmessa nelle radio, ma dai primi tre singoli in poi è stato l’album della consacrazione. Scorrono ancora i ricordi color pastello, un immaginario e un mare anni ottanta ma anche le città del presente, le piccole increspature del quotidiano e del crescere, avvolti in un nuovo suono tra accendini e schermi di smartphone. Love. // Starfooker

 


 

 

 

#41
Mecna - Blue Karaoke

Universal Music

Tra ballad tristi e rivendicazioni personali, momenti più vicini all'house e altri più vicini alla dance, l'identità di Mecna spicca come unico denominatore. «Non ho fatto / Ancora di me / La mia cosa preferita / Dovrei lavorarci un po' su» dice in "Pratica" e noi gli crediamo: tutti quelli a cui Mecna non è piaciuto fin qui non cambieranno idea con questo disco. Va bene così. // Raffaele Lauretti

 


 

 

 

#40
Subsonica - 8

Columbia Records

Quattro anni di attesa possono essere lunghissimi per un fan dei Subsonica, dato che la band torinese aveva abituato tutti molto bene sotto il punto di vista della produttività.  I Subsonica dimostrano di avere ancora molto da dire, i contenuti sociopolitici sono attuali, i suoni freschi e lo spirito quello di sempre. // Marco Del Casale


(Continua nella pagina successiva)

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L'articolo Top It 2018: i migliori 50 dischi dell'anno secondo Rockit di Redazione è apparso su Rockit.it il 2018-12-14 15:20:00

COMMENTI (11)

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  • mickaneworderfan 2 anni Rispondi

    Una buona classifica, argomentata bene.. Per me primo Achille Lauro è secondo Cosmo

  • pons 2 anni Rispondi

    @Cuvie91 quest'anno è andata così

  • Cuvie91 2 anni Rispondi

    Ma perché per il 2018 nessuna classifica delle canzoni? :(
    La ascoltavo tutti gli anni trovando sempre un sacco di belle cosine che mi ero perso.

  • vieni127 2 anni Rispondi

    Colombre, Laszlo de Simone e Mimosa dove sono?

  • Shortdog 2 anni Rispondi

    Questa classifica mi lascia piuttosto perplesso e anche un pò deluso.Ho doverosamente ascoltato con pazienza una manciata di brani di ogni gruppo od artista elencati qui sopra,ma sinceramente parlando,a parte qualche brano di Calcutta che conoscevo già,non una sola melodia è riuscita ad imprimersi piacevolmente nella mia mente.Sarà sicuramente colpa delle mie orecchie arrugginite.Siate gentili.

  • psychonursing 2 anni Rispondi

    I Baustelle a metà classifica e Sfera al primo sono un insulto alla musica. Chi l’ha redatta, Young Signorino?

  • fabio.mugelli 2 anni Rispondi

    ....dimenticavo La Rappresentante di Lista. Disco Bellissimo!!!

  • fabio.mugelli 2 anni Rispondi

    inevitabilmente ne mancano tanti, tanto è vasto il nostro bellissimo panorama musicale e nonostante molti generi siano stati rappresentati. Aggiungerei Acini di Paolo Saporiti (un piccolo pregevole capolavoro). Si è distinto Setti, col suo ARTO e Gustavo - Dischi volanti per il gran finale ps in particolare quest'ultimo se non l'avete sentito siete ancora in tempo :)

  • gustavogustavi 2 anni Rispondi

    manca Stefano Ianne e il suo DUGA-3. E' come se non aveste scritto nulla......

  • mario.miano.39 3 anni Rispondi

    Le assenza di Maisie, di ortiche di Kerouac (ma anche Capibara, Lucia Manca, Bianco o Daniele Celona) ma soprattutto di go go diva de La Rappresentante di Lista che credo sia uscito appena dopo la pubblicazione.
    Fermo restando che Rockit propone una grande classifica ho comunque delle riserve e considerazioni:
    - nel 2018 con lo streaming che impazza, sono usciti grandi dischi in cui il livello di tutti i brani è mediamente altissimo come golden hour di Kacy Musgraves (sembra un greatest hits degli Eagles) o quello di Rosalia ed anche touche di Mesa. Per il resto grandi canzoni singole in album che non ritengo dei capolavori;
    - Calcutta e Sfera Ebbasta al primo posto sono comunque il punto più basso toccato da Rockit da quando lo conosco. Apprezzo molte cose di Sfera e reputo Charly Charles un genio ma rockstar non è il disco dell'anno, a meno che non lo si prenda a livello "era-definining" come vuole intendere Rockit ma siamo stanchi di questa nuova tendenza che porta Pitchfork a incensare per forza la nuova di Drake e inondarci di black music solo perchè i tempi non permettono di proporre la varietà di una volta (ma alla fine nei primi posti degli albums 2018 la black è assente e quindi forse è vero che il
    disco dei Carters non ha un niente di che).
    - O mettere per forza i Thegiornalisti anche se bassi e tanti solo perchè accadono ed è meglio includerli.
    - Ritengo che Rockit farebbe bene ad insistere con certe scelte anche se non danno risultati immediati: non ho ancora letto della nuova di Speranza, sirene e nulla de La Rappresentante di Lista che nel nuovo album hanno circa 5 canzoni bomba che non ci puoi credere.
    - Non serve spiegare a chi scopre certi suoni che fuori abbiamo SPERANZA e che quindi viene da ridere ascoltando Anastasio ma forse educare gradatamente gli ascoltatori è il ruolo di organi come Rockit a cui rinnovo la mia grandissima stima ma che spero di stimolare per tutte le buone ragioni