Il sogno di una sincronizzazione lunga un secolo

Garrincha Sync è il nuovo progetto della label bolognese, nato per mettere assieme video e musica. Prima uscita i torinesi Stearica, che sonorizzano un ideale horror muto degli anni '20. La conferma che la sperimentazione oggi è più viva che mai, e ha un pubblico

Gli Stearica nella bocca del Golem - foto di Agnese Samà
Gli Stearica nella bocca del Golem - foto di Agnese Samà

Checché se ne dica, il rock made in Italy non si è assolutamente mai fermato ai Måneskin. Continua a generare scenari nuovi e in continuo mutamento, come ha sempre fatto, grazie al coraggio, alla perseveranza e al talento (con la "o") di un sempre discreto numero di gruppi. La cui maturazione è, rispetto ai timidi primi passi smerciabili o meno in televisione, evidentissima. Tanto da innescare cambiamenti di sistema tali da potergli garantire una competizione ad armi pari con quelli stranieri. O quanto meno provarci.

Tra i primi ad accorgersene e ad agire di conseguenza, nello stupore allora generale, fu il solito acuto Enrico Molteni con La Tempesta International (sub-etichetta de La Tempesta) con un roster che oggi varia in generi e stili dagli A Classic EducationErio – messo sotto contratto cinque anni prima di X Factor – passando per Mellow Mood e I Hate My Village.

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Così, per quanto concerne quel male necessario al quale la musica è indissolubilmente legato - vale a dire il cosiddetto business - la situazione non appare più tragica come in un passato (nemmeno tanto) remoto. Sebbene anche oggi si preferisca sorvegliare il proprio orto con il fucile spianato, magari sparando qualche raffica a casaccio sperando di colpire altri agricoltori del disco, non si calpestano più le basilari regole del vivere comune e non si tende più la mano destra serrando il coltello nella sinistra, come avveniva nel secolo scorso.

Credo sia bastato constatare una volta per tutte quanto miseri nell'entità fossero i tornaconti degli indies per cessare di battersi. E ancora di più verificare sulla propria pelle che la politica del cane mangia cane che tutti (chi più chi meno) adottavano conducesse inevitabilmente all'estinzione.

A tal proposito vi sono, naturalmente, opinioni differenti, ma grazie a Dio oggi il clima appare di gran lunga più rilassato e ogni etichetta non mira più a sopraffare tutte le altre mettendo in circolazione centinaia di dischi che il mercato – per la sua cronica limitatezza e l'atavico ostacolo della distribuzione – non è in grado di assorbire.

C'è, invece, un maggiore selezione e differenziazione, che tende a non dare (più) nulla per scontato e a coprire quante più sfumature il mercato italiano possa offrire a sé stesso e al mondo. É il caso di Tuttorotto e Dirt Tapes, di cui vi abbiamo parlato tempo fa. Ed è il caso di Garrincha Sync, sub-label di Garrincha Dischi che vuole specializzasi nella commistione tra musica e arte del video, mission probabilmente impensabile fino a ieri.

"Synch è un termine che usiamo nel gergo del settore quando riusciamo a piazzare un brano sulle immagini di un film, di uno spot o di un trailer", dice il founder Matteo Romagnoli: "Garrincha Sync ha l'ambizione di dare vita a questa magia. È il caso della nostra prima uscitaGolem 202020 degli Stearica, attraverso la quale si è creato un ponte temporale tra il cinema degli anni '20 e la musica del terzo millennio".

Il 202020 contenuto nel titolo nel disco è una sequenza che rivela questo stargate: il trio torinese ha composto una colonna sonora guardando Der Golem di Paul WegenerCarl Boese, "uno che aveva la loro età ben 101 anni fa", ironizza Matteo. Il risultato è Golem 202020, dieci tracce tratte dal classico muto antesignano degli horror.

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"È una cosa invitante che ha convinto Kim Harrison della londinese Monotreme Records (quella dei 65daysofstatic, per capirci), che distribuirà il loro disco ovunque. Noi vorremmo che gli Stearica lo portassero a spasso per il mondo. Sarebbe splendido si riuscisse programmare un intero tour nei cinema d’essai e nei festival del settore. In Italia come in Europa. Sicuramente non è facile inserire nelle abitudini del pubblico solito ai club e non ai cinema, ma se siamo qui è per provare a scardinare certezze!", continua Matteo Romagnoli.

Garrincha Sync, parallelamente a Garrincha Go Go e altre realtà che verranno svelate nei prossimi mesi, nasce con la volontà di allargare gli orizzonti di Garrincha Dischi, che nel 2022 compierà fieramente i suoi primi 15 anni di vita, con l'idea di pubblicare in edizioni limitate soundtrack sia cinematografiche che teatrali o altre uscite che contemplino la contaminazione tra musica e arti visive.

A differenza di praticamente qualsiasi altra etichetta vi possa venire in mente, non sono state altre etichette a ispirare i ragazzi bolognesi. Anche perché (a parte alcuni dipartimenti major e determinate original soundtracks) Garrincha fa capo ad artisti che risultano nel catalogo di ottime case discografiche, che non hanno mai dato vita a un filone specifico.

L'uccellino di Garrincha Dischi, etichetta che nel 2022 compie 15 anni
L'uccellino di Garrincha Dischi, etichetta che nel 2022 compie 15 anni

Matteo, fondatore di Garrincha Sync, fa chiarezza: "Negli ultimi anni abbiamo lavorato spesso incrociando il mondo del cinema e coproducendo anche lavori a cavallo tra la settima arte e la musica, ma Sync è un progetto inedito che vuole allargare gli orizzonti. Non è un caso partire in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino, una realtà che negli anni ha chiamato alle arti tanti ottimi musicisti a cimentarsi nell’arte della contaminazione tra linguaggi". 

Quando gli chiedo se crede che abbia senso creare label o addirittura delle sub-label in un momento incasinato come questo, Matteo non esita e rimarca: "Ha sempre senso fare casino, fare rumore, muovere le acque. Più il momento è critico e stantio, e più ha senso. Usciamo da un periodo complesso, difficile ed è per questo che penso che lanciare oggi non una, ma più sub-label sia la cosa giusta da fare. Un atto coraggioso, incosciente, fatto con amore ma con consapevolezza. Questi dischi hanno un mercato e hanno un motivo di uscire e di finire nei negozi e sui piatti degli appassionati", dice.

Artwork di Golem202020 degli Stearica
Artwork di Golem202020 degli Stearica

La domanda sorge spontanea: solitamente i gruppi associati alle immagini sono o post-rock o d'avanguardia o elettronici. Ne abbiamo visti a bizzeffe e hanno un loro mondo e un loro pubblico anche abbastanza selettivo. Bisogna pensare che Garrincha Sync si ponga qualche vincolo o ci potranno essere progetti che coinvolgano band indie o un giovane trapper?

"Perché no? L’idea alla base non è quella di curare la discografia di questo o quell’altro artista, ma di lavorare su un catalogo che vada a coinvolgere in modo trasversale artisti differenti, provenienti da generi anche agli antipodi, ma che hanno deciso, anche solo per una volta, di sperimentare con il mondo delle sonorizzazioni. Quindi si, perché no, sarebbe stimolante pubblicare una colonna sonora trap!", risponde.

E io sto lì a dare tanti saluti e baci alle mie infondate speranze e false promesse di appoggio reciproco di cui si è sempre discusso su carta, domandandomi per anni e anni se la distribuzione indipendente fosse un’utopia o potesse essere realizzata con un po’ di impegno comune.

Garrincha, oltre ad essere un'etichetta, è spesso anche editore e management degli artisti che cura: "Questo vuol dire che con i 'nostri artisti' facciamo i salti mortali per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Investiamo risorse che per molto tempo rischiano di essere spropositate rispetto ai rientri che l'artista esordiente può generare. Investiamo tanto tempo ed energie per far crescere nel minor tempo possibile le carriere, grazie al nostro know-how e alla rete di contatti e amicizie coltivate in questi quindici anni", spiega Matteo.

Stearica in una foto stampa - foto di Agnese Samà
Stearica in una foto stampa - foto di Agnese Samà

Allora la mente inizia a spaziare e pensa che esperienze come quella di Der Golem 202020 potrebbero diventare la normalità, potrebbero essere programmate e potrebbero trasformarsi in vere e proprie ospitate. Come già avviene nel mondo del teatro, d'altronde, dove l'ospite può essere qualcuno abituato a quell'universo, (vedi Teho Teardo) o qualcuno di insolito e magari sorprendente (vedi Rachele Basterghi).

Ospitate che potrebbero terminare con la prima esecuzione live della tal sonorizzazione o con la pubblicazione del vinile in edizione limitata. Magari pure un'edizione limitata in musicassetta. "Poi, potremmo iniziare a lavorare non solo su film muti", mi viene dietro istintivamente Matteo, "ma potremmo anche immaginare colonne sonore live di film moderni. E lavorare con i distributori originali pure di pellicole importanti per avere le versioni non musicate da risonorizzare".

"Immaginiamo di avere il primo capitolo di Harry Potter con i soli dialoghi, ma senza le musiche e su questo film non sonorizzato poter invitare ad esempio Bombino o gli Osibisa, ma anche i Soulwax o i Viagra Boys per suonare dal vivo la loro versione della soundtrack, ispirata all'originale o riscritta in toto", continua Matteo. Già, Harry Potter, ma avrebbe potuto dire Pulp Fiction, Lo Squalo o Arancia Meccanica, oppure qualche film animato di Don Hertzfeldt o Sylvain Chomet, i deliri cosmici di Bruce Riley, le video performance della Abramović o chi sa quale altra cosa. Sarebbe veramente una cosa interessante, oltre che eccitante.

Gli Stearica in black and white - foto di Vittorio Catti
Gli Stearica in black and white - foto di Vittorio Catti

Nel lontanissimo 1986, su uno dei tanti speciali sul futuro del nuovo rock indipendente italiano, Alberto Pirelli, (allora general menager della I.R.A. Records, l'etichetta  divenuta celebre con Litfiba e Diaframma), dichiarava decisamente caustico: "Qui non si tratta di tagliare una fetta di torta, ma di dividersi le briciole di un pasticcino. Non c'è assolutamente nessun mercato. Così come non ci sono concerti che giustifichino questo profluvio di produzioni inutili e di secondo livello, che di fondo si basano su salvadanai rotti e sono destinati a un pubblico in perenne graduale diminuzione".

"A nessuno interessa la diversificazione di qualcosa che è già di nicchia e per me siamo arrivati a quel bivio dove ci attende una scomparsa repentina e quasi totale di tutto, con appena qualche artista a sopravvivere (chi sa mai a chi si riferiva, ndr). Oppure uno sviluppo alla base che cambi un bel po' di teste".

Per fortuna il tempo non è sempre bastardo e a spuntarla è stata la seconda via. Le cose sono quindi di gran lunga migliorate (o almeno lo sembrano): il mercato si è sicuramente differenziato, le idee si sono moltiplicate e, per il momento, l'unione appare più solida che in passato. O comunque resiste bene ai colpi dei pochi cecchini rimasti. Garrincha Sync ne è allo stato attuale una fulgida e singolare dimostrazione.

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L'articolo Il sogno di una sincronizzazione lunga un secolo di giorgiomoltisanti è apparso su Rockit.it il 2021-11-19 13:00:00

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