Mecna / intervista

Mecna: "La gente guarda altrove, intanto io faccio il mio"

"Mentre nessuno guarda" è il sesto album del rapper foggiano, preso male come tutti pretendono da lui. Un lavoro curato in ogni dettaglio, che sin dal titolo ribadisce che anche se l'hype magari sta da altre parti la sua carriera prosegue con gioia (e parecchio seguito) da 10 anni
16/10/2020 15:02

Quello di Mecna è stato probabilmente il mio ultimo concerto, almeno, l’ultimo concerto vissuto con la leggerezza con la quale si può, e si deve, vivere un’esibizione live. Seppur fuori piovesse mentre all’interno del Fabrique le temperature raggiungessero livelli di asfissia e umidità tropicali, quando rimpiango quegli assembramenti sudati, puzzolenti, eppur così leggeri.

A meno di un anno di distanza da Neverland, il rapper foggiano torna con il suo quinto album solista, facendo tesoro dell’esperienza con Sick Luke per dar vita a un lavoro con un sound più classico. In quelle barre profonde e piene di veridicità in cui, più che un rapper o un criminale, può rivedersi un qualsiasi studente universitario.

E proprio fuori dall’Università Statale a Milano un enorme murales prende forma svelando l’artwork di Mentre Nessuno Guarda. Un ritratto firmato Richard Wilson, street artist londinese di fama internazionale, che rappresenta Mecna con un’espressione drammatica, chiaro richiamo al classicismo italiano, in netta contrapposizioni con i dettagli moderni dell’inquadratura.

Se togliessimo la giacca a Corrado e lo vestissimo con un abito del 1700 non ci sorprenderebbe ritrovare questo quadro all’interno di un museo. Mentre i dibatti sul machismo nel rap italiano continuano a infervorare il pubblico, in un’epoca in cui, con l’avvento dei social, anche la più banale delle persone non può esimersi dal mostrare il proprio lato vincente, Mecna voleva trovare un’immagine iconografica per rappresentare un’azione naturale come il pianto.

Ha deciso di annunciare l’uscita dell’album con un piccolo cortometraggio girato da Enea Colombi. Cosa volevi trasmettere con le immagini, che non poteva essere espresso con le parole?

Enea lo conoscevo, c’eravamo promessi di fare qualcosa di “diverso da un videoclip” già da tempo. Ad aprile, ci siamo sentiti e, vista la situazione, mi propose di iniziare a pensare a questo progetto. Non sapeva stessi scrivendo l’album. Gli mandai qualche provino, avevo già in mente di annunciare l’album con un corto. Questo mini-film non rappresenta l’album in tutti i suoi aspetti, serve più per introdurre il pubblico al mood del disco.

“Mi guardo indietro e rivedo come sono ora”: il ragazzo nella storia sei tu?

In realtà, come spesso accade nei miei brani, la linea è sottile, è tutto molto specifico eppure molto aperto, in particolare, nel film volevamo mantenere quel velo di “non detto” che ogni persona potesse interpretare, percepire secondo la propria emotività. Nel momento in cui parlo, certamente sono io, ma il parallelismo con la storia è interpretabile …

Perchè questo titolo?

Mentre nessuno guarda è un titolo che vuole racchiudere il significato complessivo del disco, più in generale, il senso complessivo del mio modo di intendere e fare musica. Quando faccio musica sono trasparente, sono me stesso al cento per cento. Nelle canzoni mi permetto di raccontare cose che di persona non rivelerei mai, anche a chi mi sta più vicino. Mentre nessuno guarda, forse, è realmente l’unico momento in cui si è se stessi. E io di solito scrivo da solo.

TRACKLIST

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Sei sempre stato abituato a lavorare da solo, com’è stato tornare a farlo? Cosa ti è rimasto del lavoro con Sick Luke?

Confrontarsi con Luke mi ha aiutato a sciogliermi, artisticamente ed emotivamente, mi sono raffrontato con un ragazzo umanamente molto simile, ma più giovane del sottoscritto, e quindi formato con delle sonorità e un’impostazione completamente diverse. I nostri caratteri vicini, il nostro stesso approccio al lavoro, ci hanno sicuramente aiutato a creare quest’alchimia. Con Neverland, lavorando con Luke, ho dovuto imparare a stare in studio, a essere presente durante la creazione, una fase dalla quale ho sempre preferito esularmi. Non l’avevo mai fatto realmente, ora ho potuto applicare questo nuovo approccio al mio team storico composto da Lvnar e Alessandro Cianci.

Hai collaborato con due artisti che ti sono molto vicini, Izi, per la parte più conscious, e Frah Quintale, per quella più “soul”.

Izi era passato durante un mio concerto a Genova, ma non avevamo avuto modo di parlare molto. Ci siano sentiti i mesi a seguire su Instagram, si è mostrato fan della mia musica e io della sua, è andata a finire così. Oltre alla consciousness, uno degli aspetti che ci accomuna credo sia la versatilità, confrontarsi su un brano come Vivere è stato molto gratificante. Frah, invece, a mio avviso è uno degli artisti più forti del momento, non avevo mai avuto modo di conoscerlo. Abbiamo preferito optare per un pezzo up-tempo con una sua strofa rappata. Suppongo che entrambi i nostri pubblici si aspettassero una canzone per limonare con le tipe, sarebbe stato più facile …

Ci sono anche Ernia, con cui avevi già collaborato, e Guè Pequeno, che, nell’immaginario tipo del rapper, sta ai tuoi antipodi…

I feat nei miei album sono sempre pesati. Ci sono sempre punti in comune, con Frah e Izi possano apparire più palesi, in altri più nascosti. Sicuramente, quello di Guè è un approccio al racconto diverso dal mio, ma ascoltando i suoi album si possono trovare molti pezzi intimi. Punto debole è un brano che parla di un amore travagliato: io ne parlo alla mia maniera, lui alla sua, ma alla fine è un’esperienza che accumuna un po’ tutti.

E con Madame, la terza ragazza con cui collabori dopo Marina e Voodoo Kid?

La prima volta che ascoltai Sciccherie pensai “wow”. Mi rivedo molto nel percorso di Madame, ed è figo che una ragazza decida di farlo, e di farlo in quel modo. In Alibi, non so come dirti, ci vedevo esattamente lei, ci ha messo pochissimo per chiudermi la strofa.

Mentre nessuno guarda è anche il riassunto perfetto della tua carriera.

È sicuramente anche una metafora del mio percorso, non ho mai avuto gli occhi veramente puntati addosso, non sono mai letteralmente esploso. Ho avuto una carriera molto graduale, step dopo step, album dopo album mi sono tolto le mie soddisfazioni. Me ne sono accorto vedendo la gente crescere ai live. Vedo molti artisti che esplodono con un singolo e non hanno mai pubblicato un album, ormai sono dieci anni che il progetto Mecna viene in qualche modo seguito da qualcuno. Ho creato un rapporto diretto col pubblico e sono cresciuto con loro. Non sono mai stato il rapper che pone “l’egotrip” alla base del proprio racconto, ma il titolo di quest’album è un modo per ribadire: “Hey, mentre nessuno guarda, stai tranquillo che io sto facendo il mio”.

Nell’ultima intervista hai detto che “alla gente piaceva vederti soffrire”. Con questo disco li hai almeno un po’ accontentati?

Un po’ sì. Prima vivevo come male questa critica, l’accusa di far sempre canzoni tristi, pallose. Col tempo, ho capito che, quando faccio musica, mi piace farla con quest’attitudine. Così come spesso mi piace ascoltare canzoni con queste atmosfere, non vuol dire io sia depresso. Ho risolto questo genere di paranoie non dandogli più peso, ultimamente tendo a non nascondere più questo mia anima malinconia, a volte persino estremizzandola. Come nel caso di questa copertina.

Come si lega l’artwork al concept del tuo disco?

Si lega a una delle altre interpretazioni del titolo: mentre nessun guarda spesso si è deboli. Con il social tendiamo tutti a mostrare il lato migliore delle nostre vite. Un lato, spesso, nemmeno corrispondente con la realtà. Questo non vuol dire che nel privato si pianga sempre, ma che esiste un altro modo per mostrarsi al pubblico, che non è sempre quello del vincente. In questo disco sono raccontate le debolezze, le incertezze, i fallimenti che attanagliano la mia esistenza e quella di migliaia di persone. L’immagine della copertina era una foto che Wilson, l’artista inglese che ha realizzato il murales fuori dall’Università Statale, ha reinterpretato come un dipinto antico. Volevo trovare un modo molto iconografico per rendere un gesto molto semplice, piangere.

Richard Wilson all'opera fuori dall'Università StataleRichard Wilson all'opera fuori dall'Università Statale

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L'articolo Mecna: "La gente guarda altrove, intanto io faccio il mio" di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 16/10/2020 15:02

Tag: rap - album

Pagine: Mecna

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