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album Rookies - Closed Speech

recensione Closed Speech Rookies

2018 - Punk, Pop punk, Punk rock

RECENSIONE
26/03/2019

E come catapultati in un pessimismo di un'odierna guerra fredda, irrompe il bollettino della stazione radiofonica di Rookies, album di matrice punk californiana firmato dai Closed Speech.

Una produzione di pancia, che fin da subito esalta specialmente una sezione ritmica potente e profonda, a metà strada tra l’American Idiot dei Green Day e il Walk Among Us dei Misfits. Dall'inconsueta ed esaltante patina del disco, "Bananastate" presenta rimarchevoli panning sulle voci, aprendo un'immagine stereo in contrapposizione all'incisività di un muro sonoro capace di relegare al passato quel punk sgangherato e primordiale dei Sex Pistols. “Disliked” è momento più riot del progetto, grazie alla tensione meno educata di una voce rozza e sgranata, caratterista che tornerà soprattutto in chiusura. Meno memorabili sono i risultati di canzoni tipo “WTFRU”, dove tutte le virtù del gruppo confluiscono in melodie meno ispirate a favore di cliché già collaudati ed in parte prevedibili; vedi il proverbiale abuso della batteria alla Eric Sandin dei NOFX, finora brillante colonna portante del gruppo.

L’album riacquista nerbo riappropriandosi della propria identità grazie al ritmo accelerato di “Tupa People”, passando successivamente nella “Sweet Middle”, traccia eclettica capace di catturare ancora una volta l’attenzione dell'ascoltatore grazie ai non facili cambi di ritmo e al riff di chitarra. Ma a rincarare la dose ci pensa “Offenpunk”; se da una parte nella sua trovata parodistica di un can can smodato del Mulin Rouge, risulti assolutamente essere una scelta azzardata, dall’altra ne riporta la vena più estrema del punk come atto di ribellione e anche goliardia, per un numero più farsesco che sperimentale. Analogamente sul finale, sembra quasi che i Closed Speech condensino in pochi minuti un campionario musicale di esperienze e contaminazioni in stile London Calling. Un sentiero più disordinato rispetto alla tracimante apertura del disco, che nonostante tutto non va mai a scalfire la credibilità compositiva del gruppo, spesso in grado di esplorare territori meno scontati o rassicuranti con una buona disinvoltura.

Tracklist

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