Vanessa Van Basten non è una cantante olandese, né tantomeno la moglie di un famoso calciatore. Nata a Genova nel 2005 come one-man band dell’allora dj Morgan Bellini, Vanessa colpisce la critica fin dalla realizzazione del primo demo omonimo (più tardi ristampato in vinile negli USA). ‘La stanza di Swedenborg’, primo vero full lenght del 2006, che vede l’entrata in pianta stabile del bassista Stefano Parodi, è un mix cinematico di Post-Rock, Doom Metal e Shoegaze, all’epoca ancora inedito in Italia. Diverse label fanno a gara per produrre la band, che sembra avere uno stile proprio. Infatti il sound punta molto sull’atmosfera e meno sulla forza bruta. Con l’arrivo del batterista Roberto Della Rocca il trio pubblica l’Ep ‘Psygnosis’ su Consouling Sounds e inizia l’attività live, abbastanza intensa fino al 2010, anno in cui Bellini si sposta in Austria e dichiara la band un progetto da studio. Nello stesso anno i Vanessa firmano per la statunitense Robotic Empire (che pubblica anche lavori di Jesu, cui spesso i Vanessa vengono accostati) e vede la luce ‘Closer to the Small/Dark/Door’, il secondo album, con brani più brevi e influenzato anche dalle arie di Morricone e dai dischi della 4AD. Nessun concerto di supporto al disco viene pianificato. Nel 2013 escono due split: il primo è un concept album con gli sludger belgi Hemelbestormer, il secondo esce in Italia e li vede condividere il vinile con gli amici MoRkObOt. Il sound è sempre più eclettico e ora cita apertamente God Machine e Swans. Nel 2014 esce la raccolta ‘Ruins: Sketches and Demos’, che contiene outtakes e registrazioni live. Nel Gennaio 2015 il colpo di coda: la band pubblica ‘Disintegration Ep’ (su Taxi Driver), composto da quattro cover dei Cure reinterpretate con l’aiuto di alcuni amici illustri della scena rock italiana. Dopo questo Ep Bellini dichiara che il progetto è ufficialmente ‘in pausa’ a tempo indeterminato. Pur non avendo mai spinto minimamente con social network e promozione, Vanessa Van Basten mantiene ancora oggi lo status di culto e estimatori insospettabili come i Lamb of God (che li hanno definiti ‘geni’) e il cantante dei My Dying Bride, Aaron Stainthorpe.