Una canzone per chi rende possibili le canzoni

"Lost in the Desert" è la dedica degli artisti a tutti i tecnici che stanno dietro alla loro musica, e che ora sono in difficoltà. Daniele Silvestri, Rancore e gli altri ci raccontano cosa significa questo per loro
14/05/2020 15:52

Lost in the desert è un brano composto in questi giorni da un collettivo di artisti, nazionali e internazionali, a sostegno dei lavoratori dello spettacolo. Tutti i proventi del singolo saranno devoluti all'iniziativa “COVID-19 Sosteniamo la Musica” di Spotify, che sostiene il fondo di Music Innovation Hub – in partnership con FIMI, AFI e PMI e con la collaborazione di Milano Music Week – per aiutare musicisti e professionisti del settore musicale. Perché la situazione è grave, se non si fosse capito. Lo spiega bene anche Daniele Silvestri, che firma le parole qua sotto, che accompagnano la canzone. 

Avete presente quando, alla fine di uno spettacolo, di un concerto, di un’esibizione di qualsiasi genere.. il protagonista principale chiede “un applauso ai tecnici!”, magari aggiungendo qualcosa tipo.. “senza di loro, nulla di questo sarebbe possibile”... avete presente? Ecco. È vero. È sempre vero. Anche quando sembra vagamente retorico, o ipocrita...in realtà è proprio vero e basta. Quello che però forse non sapete è che quella categoria - quella dei tecnici intendo - è una delle meno protette in assoluto, anche all’interno del già debolissimo mondo dei lavoratori “intermittenti” dello spettacolo. Non intendo qui aprire l’infinito discorso della legislazione italiana in materia, anche se non c’è dubbio che questo paese dovrà sbrigarsi a recuperare il terreno perduto. Ora la battaglia che dobbiamo combattere - tutti - è un’altra. Ben più urgente. Ben più concreta. E c’è un’enorme quantità di persone, di lavoratori più o meno precari, più o meno in regola, che rischiano di non uscire più dal baratro in cui stanno entrando. E allora torno a parlare di loro, dei tecnici. Perché per noi non sono una categoria qualsiasi. Non sono numeri. Sono volti e nomi di fratelli, che da sempre dedicano – e vi dedicano – tante ore-energie-sudore-studio per permettere a qualcun altro di raccontare storie, suonare, ballare, disegnare mondi, regalare gioie e stupori, sogni e magie, bugie e verità. Ecco molti, moltissimi di questi fratelli, ora non hanno più niente a cui aggrapparsi. Alcuni sono semplicemente disperati. Rimasti privi di lavoro e privi di tutele, sentono di non esistere. È arrivato il momento di restituire. È il momento di dirgli che era importante quello che facevano e che prima o poi rifaranno, e che adesso che non possono farlo... non sono stati dimenticati, messi da parte, abbandonati. Ed è giusto che i primi a pensarci siano i più fortunati, quelli che hanno potuto godere di entrate sicure e più o meno consistenti, di qualche forma di popolarità... quelli che anche da casa riescono a combinare qualcosa, a farsi ascoltare da qualcuno. Quelli come me. E come gli amici e colleghi con cui abbiamo deciso di usare questa fortuna, questo privilegio, per dare voce a chi non ce l’ha, a chi praticamente non esiste. Condividere è come vivere, di più.

Dare voce ai più più fragili di una categoria già seriamente compromessa e fortemente a rischio. Questo l’intento del collettivo capitanato da Daniele Silvestri, e composto da Rodrigo D'Erasmo, Rancore, Mace, Venerus, Enrico Gabrielli, Fabio Rondanini, Antonio Filippelli, Daniele “ilmafio”Tortora, Gabriele Lazzarotti (bassista del programma televisivo Propaganda), ma anche, uscendo dai confini, da Alain Johannes e Joan as a Police Woman, vicini, anche in questo periodo di confinamento, ai loro compagni di viaggio e colleghi di lavoro, spesso meno fortunati, e ancora meno tutelati: tutti i tecnici e le maestranze, il dietro le quinte del mondo della musica, insomma

In più occasioni ci siamo chiesti cosa ne sarà della musica liveinterrogando organizzatori di eventi e locali, facendoci raccontare la storia direttamente dalle band, lanciando sondaggi che coinvolgessero gli utenti del pubblico della nostra manifestazione più importante, il MI AMI, non ultimo, commentando le parole del premier Conte che proprio ieri ha, per la prima volta, menzionato il settore dello spettacolo in un suo discorso alla nazione. Intervistando musicisti, che hanno tutti sollevato la medesima questione: la speranza che questo periodo nefasto possa almeno servire a colmare un vuoto legislativo, tutelando gli artisti, e soprattutto, le persone che questo mondo lo rendono possibile. Lavorando.

Abbiamo chiesto agli interpreti di Lost in the desert qual é stata la volta in cui ti si sono accorti di essere davvero fortunati a lavorare fianco a fianco con dei super professionisti (a cui ora va il loro pensiero e contributo con questo brano). 

DANIELE SILVESTRI (musicista)

Sinceramente, la cosa mi è chiara praticamente da sempre. Questo lavoro è fatto di passione e competenza, e ho potuto contare innumerevoli volte su entrambe da parte di intere squadre di professionisti che hanno sempre lavorato condividendo un sogno e uno scopo e andando ogni volta ben oltre il loro dovere, sia in termini di passione, appunto, sia in termini meramente di orari e disponibilità. Posso dichiarare senza vergogna che quasi nulla di quello che ho avuto lo fortuna di poter realizzare nei miei 26 anni di carriera sarebbe stato possibile senza quella generosità e senza quella professionalità (che spesso è di altissimo profilo). Questa canzone è solo un modo - peraltro sicuramente insufficiente - per dire GRAZIE!

RANCORE (musicista)

Il tour del disco Musica per bambini è stato un tour importante per me, perché il mio spettacolo ha avuto una forte evoluzione grazie soprattutto alla squadra con cui ho lavorato. Ricordo che mi stavano parlando da un po’ di tempo di una data dove, molto probabilmente, avremmo avuto qualche problema di suono perché nonostante il posto fosse molto bello l’acustica era un po’ complessa, almeno così mi avevano detto. Poi siamo arrivati al sound check e ho visto Andrea, il nostro fonico, immergersi completamente per ore ed ore a cercare di far suonare tutto al meglio. Da come ne parlava si capiva che voleva a tutti i costi far suonare quel concerto in maniera perfetta, perché era una tappa importante per noi.

Abbiamo fatto il live e nonostante sul palco si sentisse tutto bene e nonostante vedessi le persone molto divertite dallo spettacolo, non sapevo fuori come fosse il suono. Vedevo Andrea seguire come un pazzo ogni singolo spostamento d’aria e alla fine del concerto era praticamente più sudato di me che avevo saltato da destra a sinistra del palco fino a quel momento. Quella sera ho capito quanto lui avesse dato tutto se stesso per quel concerto e quanto ci tenesse a questo progetto. Tantissime persone quel giorno, al contrario delle previsioni, si sono complimentate con noi proprio per il suono. Erano frequentatori abituali del posto e ci hanno confermato e sottolineato quanto non fosse per niente semplice e quanto avessimo un fonico eccezionale. 

ENRICO GABRIELLI (musicista: Calibro 35, The Winstons, Mariposa, Afterhours)

Con i Mariposa per tantissimi anni non avevamo nemmeno un fonico. Scaricavamo, ci autogestivamo i viaggi, il merch, gli affitti, ci facevamo da backliner, insomma abbiam fatto tutto sempre da soli. Grazie a loro ho fatto un lungo percorso di autarchia che mi ha aiutato a mantenere i piedi saldi a terra. E quando con Marco Parente nel 2003 apparve per la prima volta un fonico esterno (Marco Tagliola prima e Giacomo Fiorenza di 42 records dopo) mi resi conto all'istante del lusso che ci era toccato in sorte. Con gli Afterhours vidi per la prima volta le altre figure in azione come ad esempio il fonico di palco (il bravissimo Ago e poi in seguito Stefano Mariani).

Ma devo ammettere che durante il breve tour di Momentum ho avuto la netta sensazione che uno staff compatto come il nostro stava facendo la differenza su tutto quanto, dalla serenità alla qualità delle cose. Li voglio nominare qui di seguito: Andrea "Bobo" Amadei alle luci, Flavio "Beck" Basso tour manager, Federico "Fastweb" Pini, merchandising, Carlo Madaghiele backliner, Tommaso Colliva fonico, Lorenzo Bedini, booking agency, Pippo Stanzani produzione. Mi sono reso conto che quel furgone stipato di uomini, mi manca tantissimo.

RODRIGO D'ERASMO (musicista: Afterhours)

Ogni qual volta alla fine di uno show ripasso dal palco prima di lasciare la venue (teatro, club o arena all’aperto che sia) per andare a salutare e ringraziare i tecnici che stanno smontando e caricando, già pronti a ripartire per la prossima destinazione, mentre io sono prontissimo per andare a bere un gin tonic alla loro salute! Grazie Ago, Max, Alberto, Daniel, Emilio, Marco, Fabio, Jessica, Perez, Giampaolo, Nicky, Samuele, Lorenzo, Daniele, Toto, Davide, Michele, Patrizio...e la lista continua all’infinito. Siete i miei eroi, senza alcuna retorica.

GABRIELE LAZZAROTTI (musicista)

Sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andarsene, già questo garantisce sempre il podio, e affrontano qualsiasi imprevisto senza cercare qualcuno da incolpare. Appassionati, spesso anche musicisti, vederli tenere il tempo è un piacere doppio. Personalmente poi a parte 'On/Off' non capisco granché di elettricità e fisica, quindi in pratica mi salvano la vita a ogni singolo concerto.

FABIO RONDANINI (musicista: Calibro 35, Afterhours, I Hate My Village)

Sono i custodi del nostro lavoro. La loro stima è la cartina tornasole di quello che stiamo facendo. Anni fa, Paolo Beltrando, mi disse che la sua unica finalità era fare stare bene l'artista e per me oggi vale la stessa cosa nel mio lavoro. Ci insegnano che si può essere bravi e felici senza overdosi di ego. Grazie! Dall'adorata 'scuola' piemontese ai miei fratelli romani e milanesi passando per Bologna, Padova, Benevento, Napoli, Lecce e Catania. Grazie Amici! Eviterò di nominare tutti per non dimenticarne nessuno.

DANIELE 'ILMAFIO' TORTORA (produttore Silvestri, Diodato e molti altri)

Come tutte le cose nel tempo. Negli anni. Man mano che le situazioni diventavano più complesse e stratificate, i ruoli si scolpivano e si definivano. Diventava tutto più chiaro ed allo stesso tempo più complicato. Quel cambio di marcia che ti ha fatto passare dal dover saper improvvisare tante cose al farne poche ma al massimo delle tue possibilità, cercando sempre più il gioco di squadra, fornendo assist e ricevendone a tua volta. Come quando da piccolo passavi dal campo polveroso dell’oratorio al rettangolo con le righe di gesso e gli spalti degli Allievi A. Tornare indietro non era più possibile. Oggi non è più possibile. Perché ti sei reso conto di che squadra splendida, variegata, abilissima e tenace hai accanto. Non potresti più farne a meno. Perché le coppe ed i campionati si vincono solo con la squadra. E la squadra viene sempre prima di tutto.

ANTONIO FILIPPELLI (produttore Levante, Diodato e molti altri)

L'ho capito quando ho lavorato per la direzione musicale del concerto di Levante al Forum di Assago. I tecnici hanno compiuto il miracolo: sono entrati nel forum alle 6 di mattina del giorno del concerto e le porte al pubblico aprivano alle 18. Pensavo non cè l'avrebbero mai fatta, e invece tirarono su tutto il palco , e fecero tutto lo show senza sbagliar nulla. Per il pubblico tutte queste persone non hanno volto o nome, ma sono fondamentali. E' giusto che abbiano visibilità, questa volta tocca a noi creargli un "palco" per far capire a più gente possibile che loro esistono.

 

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L'articolo Una canzone per chi rende possibili le canzoni di Redazione è apparso su Rockit.it il 14/05/2020 15:52

Tag: singolo - nuovi live

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