31/08/2012

Che “Il minuto secondo” esca è già un avvenimento. Non perché Fabio Cinti non lo meriti: anzi, è uno dei pochi nuovi musicisti eccelsi che abbiamo in Italia in questo momento (le dita di due mani? O poco più? Boh!). Ma proprio perché lo è, anche troppo. Pur scrivendo canzoni bellissime e piene di ispirazione, l’autore romano non ha venduto valanghe di dischi con “L’esempio delle mele”, non è finito sulla bocca di tutti nell’ambiente indie, in quello mainstream è totalmente ignorato, non rientra nei trend più attuali. Allora è successo che tre fan (Silvia Veraldi, Pierluigi Prandini e Maria B., secondo il comunicato stampa) hanno finanziato il nuovo disco, che esce per Sounday. Ed è bellissimo.

Cinti si svincola definitivamente dall’influenza di Morgan, cui è stato a lungo legato, ed esibisce una personalità ancora più precisa, per quanto a molti farà venire in mente il miglior Franco Battiato a causa del timbro della voce, molto simile (e anch’esso in grado di modulare difonie), di certe ballate pianistiche come “Questo strano abisso”, dietro a cui spunta l’ombra dei Grandi Modelli, ovvero “Stranizza d’amuri” e “Prospettiva Nevskij”. Ma in realtà ci sono anche altre influenze, come Le Orme di “Canzone d’amore” nell’attacco del ritornello di “Canto alla durata” o come il Gian Pietro Felisatti di “Sei bellissima” (la canzone che portò al successo Loredana Berté nel 1975) nell’attacco di “Avevi freddo” (che in un passaggio del testo, “E saremo come i raggi del sole, toccheremo tutte le città” mi ricorda perfino “La donna cannone” di Francesco De Gregori): e questa non è una notazione sterile, ma una prova del fatto che quello di Cinti è pop, pop d’autore, ma sempre godibilissimo pop. L’equivalente in terra d’Italia di quel che può aver fatto e fa Neil Hannon con i suoi Divine Comedy, per capirci.

“Il minuto secondo” è diviso in due parti: “Vigilia”, nuovi brani con cui abbracciarsi al futuro partendo dalle macerie del passato, in un principio di ricostruzione di una visione unitaria del mondo dopo la sua decostruzione operata dal postmodernismo; e “Memorabilia”, classici che cantano “il tempo, il ricordo, l'ardore dei sensi, la natura, l'innamoramento”. Classici dicevo. E di tutti i generi. Il David Gilmour di “Sonnet 18” (testo di un certo Shakespeare); “Silent Worship” è l’adattamento che Arthur Somervell diede nel 1928 dell’aria “Non lo dirò col labbro” del settecentesco Händel; “When I am laid in earth” del seicentesco Henry Purcell; “Eine kleine Fruhlingsweise” dell’ottocentesco Antonín Dvořák; “Frivolous Tonight” dei Dukes Of Stratosphear; “Lascia ch’io pianga” del seicentesco Monteverdi; “Until” di Sting. Che palle, direte voi! Macché, dico io: tutti questi brani sono incredibilmente pop! (Non tutti lo sanno, ma specie il repertorio barocco è zeppo di brani che se uscissero oggi sarebbero puro pop, sebbene di classe). L’interpretazione e gli arrangiamenti sono sobri e pieni di gusto e davvero non si saprebbe che scegliere: il Cinti autore o il Cinti interprete? Nel dubbio, godetevi tutto quest’album superbo.

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Commenti (8)

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  • lost84 02/09/2012 ore 16:34 @lost84

    ha una voce intrigante e molto intimista ma di questa musica in Italia c'e' ne troppa.

  • Giovanni Marton 03/09/2012 ore 05:46 @giovannimarton

    se la discografia in italia è paragonabile ad un corpo (quasi) morto, un disco così rappresenta il defibrillatore.

  • vivalav 03/09/2012 ore 08:26 @vivalav

    Scusa Giovanni ma a quale discografia (quasi) morta ti riferisci ? e senza offesa a Cinti , non mi sembra niente di speciale.

  • Silvia Veraldi 03/09/2012 ore 10:56 @SilviaVeraldi

    Dipende a cosa sei abituato....

  • antoniobellare 03/09/2012 ore 12:50 @antoniobellare

    Sono d'accordo con Rockit, non conoscevo Cinti e sono rimasto a bocca aperta. Bello anche l'altro disco (a questo punto mi sono documentato). Certo, la voce in effetti è molto simile a quella di Battiato ma mi sembra un pregio, un gran pregio. Parliamo di Battiato non di Mario Merola... Ovvio che si tratta di un disco di genere che non può piacere a tutti ma trovo infantili i commenti negativi basati solo sul gusto. E' un disco fatto bene, arrangiato bene, si sente il mestiere e l'esperienza e si sente la cultura e la passione che ci ha messo dentro. Credo che il recensore anche di questo abbia tenuto conto per dire che siamo di fronte a uno dei musicisti emergenti più bravi. Ce ne fossero.

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