21/04/2017

Ironici, simpatici, bravi e melodici. Gli Utveggi tornano con "Altri Mondi", un disco “narrativo” che si compone di “sedici piccoli quadri per altrettanti ritratti di vite bislacche”. Le sonorità miste e cangianti del quintetto siciliano oscillano dal punk alla musica corale, con interessanti spunti funk e un episodico utilizzo spudorato del vocoder. Difficile non connotare subito la band in quell’ambiente musicale/umoristico vicino a band come Skiantos e EELST. Basta però un ascolto più approfondito per capire che se gli Utveggi condividono con le band sopra citate una grandissima padronanza e conoscenza tecnica della musica ("Disadattitudine", per esempio, è un inno al prog rock ‘70), le tematiche e i toni con cui queste vengono trattate sono diverse. Anche nei momenti che ad un primo ascolto possono sembrare “nonsense”, come "Dal Tonico", gli Utveggi nascondono sorprese di senso e di suono che non lasciano indifferenti.

Ciò che maggiormente caratterizza “Altri Mondi”, come anche nei precedenti lavori “Boshi” e “Utveggi”, è un uso sapiente della voce (Valerio Mirone) e dei cori, con sfumature che a volte risvegliano un tiepido ricordo di Demetrio Stratos. Immancabili un paio di accenni al giappone, con la corale "Mizu" cantata totalmente in giapponese. Infatti, tutta la storia degli Utveggi è legata a filo diretto con il paese del sol levante, fin dagli esordi: Boshi, il loro primo album, è una parola giapponese che significa “cappello”.

Accenni math rock riemergono in "Caffè" e "Polizia a Kyoto", mentre il giapponese lascia spazio alla lingua siciliana in Ieccalo a Mare. Trasformisti e divertenti, gli Utveggi hanno scritto un bel disco, prodotto a dovere da Luca Rinaudo e registrato nello Zeit Studio di Palermo. Un album che disorienta e sconvolge per i continui cambi di registro, ma che mantiene una sua omogeneità e non tradisce mai le aspettative.

 

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