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RECENSIONE
10/10/2013

Dato alla luce sotto la direzione artistica di Davide Brambilla (Van de Sfroos, Enrico Ruggeri),“Pécc sota 'l técc”, esordio discografico di Giò DeSfàa e i Fiö de la Serva, è una sfida linguistica ancor prima di iniziare l'ascolto.

Superato lo shock di un primo approccio infelice col dialetto varesino, l'album proposto dai nove di Rancio Valcuvia risulta tutt'altro che da buttare: cassa battente e ritmi da combat-folk incontrano un'attitudine più “solare” e tematiche di vita agricola, incrociando di tanto in tanto chitarre dal sapore marcatamente rock e persino un'improbabile episodio dove la melodia è sostenuta da tastiere e drum machines. Le performance strumentali ottimamente registrate che sicuramente riscuoteranno successo fra i cultori del genere devono fare il conto col grande problema che, immagino, avrete già capito: la scelta del dialetto; se da un lato la matrice folk ne esce esaltata dall'altro si allontana ineluttabilmente l'ascoltatore poco abituato (e poco propenso) ad avere l'occhio pronto sul foglio dei testi con relative traduzioni.

Le strofe in italiano, sciorinate sui 57 minuti del disco meriterebbero maggior spazio ed a guadagnarne sarebbe una band dal buon potenziale che rischia di sedimentarsi a causa di una radicalità dialettale che lascia pochi alibi. Un esordio è sempre un punto di partenza: il concept c'è tutto, ma manca l'apertura che, si spera, non tarderà ad arrivare.

Tracklist

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