2021: i 100 nomi dell'anno della musica italiana (pagina 6)

Dalla A alla Z: 100 donne, uomini, etichette, locali che – nel bene o nel male – hanno segnato il nostro anno pieno di musica italiana

Un po' dei 100 di quest'anno
Un po' dei 100 di quest'anno

Phonobeat

Adoro perdermi su Rockit, cercare la musica caricata sulla nostra piattaforma da tutta Italia (e pure un po' dai nostri expat) e ascoltarmela per ore senza un criterio. È così che ho scoperto I Phonobeat. Sono in 7 e fanno funk, ma sanno cambiare registro in maniera credibile. Il loro primo lavoro si intitola GRAFFITI ed è un concept album nato per raccontare la loro città, Chiari in provincia di Brescia, attraverso le scritte storiche che nei corsi dei decenni sono comparse sui muri. Tracciare "una sorta di memoria collettiva della nostra comunità e, allo stesso tempo, trovare un legame con la situazione attuale italiana". Musica, radici, amore per il proprio territorio e le sue storie. What Else?!

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Poi Giorgio

È sempre un grande risultato quando un disco appena uscito suona già come un classico. Ancora di più, quando l'intera discografia fa questo effetto. In Italia a riuscire nell'impresa è Giorgio Poi, uno dei più bravi tra gli artisti della nuova generazione. Il suo ultimo disco si chiama Gommapiuma – contiene pure un pezzo "in collaborazione" con Zuzu, disegnatrice di grande talento – e conferma ogni complimento che gli abbiamo fatto in questi anni. Leggero e intenso, malinconico e vitale. 

Pop X

Passano gli anni e i dischi, ma un genio rimane un genio. E così a un anno e poco più da Antille, una delle ultime cose belle prima del merdone-19, è uscito Enter Sandwich, nuova cima intellettiva scalata in agilità dal maestro Panizza. Che svariona sempre ma sempre in modo diverso, sperimenta e si rinnova nella sua sregolatezza. Come sa bene chi continua ad andare ad assistere ai suoi live, in cui regala sempre tanto. Il suo ultimo lavoro, godibilissimo, vede la partecipazione dell’artista romena hyerpop IIOANA, personaggio incredibile trovato nell'oceano del Web e chiamata a cantare in 4 brani. Il viaggio nel futuro di Pop X prosegue.

P38

Si chiamano Yung Stalin, Astore, Jimmy Penthotal e Papà Dimitri, in arte i P38, e più che rap fanno lotta armata come dimostra il loro disco Nuove Br che in copertina riporta una Renault 4 col bagagliaio aperto. Ho ascoltato con attenzione il contenuto del disco, che rimanda ai tempi delle posse e sembra mosso da una simile rabbia. C'è, chiaramente, molto più citazionismo, c'è quella sensazione della ricerca della provocazione (e che provocazione) che un po' mi ferma. E però non riesco a smettere di ascoltarli, e di interrogarmi sulla loro idea e la loro musica. Attendo i prossimi comunicati al popolo. 

Rhove

Ho un problema con quei pezzi – e quei video – con i palazzoni sullo sfondo, il gruppo di bro che fanno le facce e il flow che va sempre a cadere nello stesso punto. Il problema è che mi annoiano, mi sembrano un terribile spreco di tempo e libertà d'espressione. Se sono l'inizio di un percorso di evoluzione artistica, però, ben vengano. Mi pare sia il caso di Rhove, ventenne di Rho, provincia di Milano, il cui nome si sta affermando negli ultimi mesi. Mi aveva parlato per la prima volta di lui un gruppo di studenti di un istituto tecnico a cui ero andato a parlare, assicurandomi che sarà il king dei prossimi mesi (a differenza di altri più noti coetanei "gangsta rap", che loro mi hanno descritto come pagliacci). Se si liberà di alcuni cliché – che alla sua età vanno benissimo – non è detto che non avvenga. Intanto Allez l'OM.

R.Y.F.

In giro, e soprattutto in questo mondo, c'è un sacco di gente che prova a dire sempre la cosa giusta. Un ottimo modo per piacere a tutti, e per non cambiare le cose. Poi c'è un'artista come Francesca Morello, in arte R.Y.F. – che sta per Restless Yellow Flowers, una citazione da Il maestro e Margherita –, musicista veneta che vive a Ravenna e che ha pubblicato Everything Burns per Bronson Recordings. Un disco denso di contenuti e di espressione, denso di suoni che vanno dalle drum machine agli echi di post punk, un lavoro ossessivo e inquieto ma carico di ragionevolezza e proposta. Un caso, o magari no, che sia uscito assieme all'album Brutal Casuality di Lady Maru e Jacopo Benassi aka i Brutal Casual. Progetti che ridanno un senso all'espressione Queer, e una direzione al concetto di underground. 

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Royalt

Da mesi stiamo lavorando a un nuovo progetto per la musica italiana: si chiama ROYALT. Un progetto ambizioso, utile e innovativo, che sfrutta le possibilità offerte dalla tecnologia blockchain. Pensato per i tempi moderni e il cambiamento in atto, rivolto a chi la musica la ascolta e a chi la fa. Intanto vi abbiamo svelato il nome, la pagina Instagram e l'immagine colorata che lo accompagna. Poi verrà tutto il resto. 2022 nun te temiamo

Salmo

Anche qua va fatto un breve riassunto dei 12 mesi. Nei quali il Salmone è stato parecchio sulla traccia, compresi i pezzi che ha buttato fuori nelle ultime ore attraverso il suo canale Instagram. Ha fatto l'attore e il nume tutelare di una serie tv che vedremo prossimamente su Sky, un nuovo disco, ha rimandato – come tutti – ancora una volta il suo amato tour, ha tenuto però un concerto esclusivo in barca con relativo film su Amazon e un concerto troppo inclusivo in piazza nella sua Olbia, facendo incazzare tutti quanti per via dei protocolli Covid. È diventato il nemico pubblico – in questi tempi funziona così –, un ruolo in cui probabilmente si trova più a suo agio che in quello di icona mainstream a cui volevano costringerlo. Ha ritrovato un po' di quella "rogna" che lo ha fatto diventare Salmo. Il problema, se mai ce ne fosse uno, e riprendendo un concetto usato nel caso di Marra, è che oggi essere il numero uno del rap (e per me non ci sono dubbi che lo sia) non è più questa grande ambizione. Siamo esosi, vero, ma da lui vogliamo tutto. 

Schiamazzi Paolo

Allucinato, fuori posto, dolcissimo. Sul palco di MI MANCHI mi sono preso una cotta per questo artista, protagonista di un breve ma illuminante set. Viene da Torino: già voce dei Disturbo Della Quiete Pubblica, è un punk di quelli veri. Il suo disco, una ventina di minuti di durata, si chiama Guasto Totale Comunicazione. È una strana amalgama lo fi di tastiere in loop, storie d'incomprensione e messaggi subliminali. È la sintesi della sintesi, la ricerca del cortocircuito che va decisamente a buon fine.  

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Sconosciuto Anton

Il suono di Canterbury mischiato con i Belle and Sebastian e un po' di immancabile Mac DeMarco: le radici del vincitore del Rock Contest 2021 Anton Sconosciuto (è il suo vero nome, figata) affondano a Siena come in Inghilterra, terre dei due rami della sua famiglia. Dalla rassegna made in Firenze, di cui siamo partner, negli anni sono sempre provenute delle cose interessanti e l'edizione conclusa poche settimane fa non inverte il trend, fortunatamente. 

Seaton Miles Cooper

A febbraio è morto Seaton Miles Cooper, un grande. Aveva 41 anni ed era il fondatore degli Akron/Family, instancabile agitatore musicale negli Stati Uniti e poi in Italia, dove ha vissuto gli ultimi sei anni della sua vita, a Verona. Qui ha suonato ovunque e con tutti, prodotto musica, divenuto zio e fratello di numerosi artisti e, più in generale, spiriti liberi. Tobia dei C+C Maxigross, con cui ha condiviso tantissimo negli ultimi anni, lo ha ricordato per noi con parole bellissime

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Seven Zoo

Chi conosce la storia di San Siro – o anche solo si trova a passare dalle parti di piazza Selinunte e non abbia una benda sugli occhi – sa che quel quartiere è carico come pochi altri a Milano di storia e storie, di tensioni, contraddizioni, popolo, umanità, problemi e soluzioni. I titoli scandalistici, i servizi ad effetto e altra paccottiglia informativa uscita quando il quartiere è divenuto set dei video di Neima Ezza e degli altri rapper del collettivo Seven Zoo sono perciò, appunto, paccottiglia. Anzi, ascoltare Neima, Rondodasosa, Vale Pain, Sacky, Keta, e Kilimoney – che possono piacere oppure meno – magari ci può aiutare a capire qualcosa di più di San Siro, dei tanti San Siro che ci sono nelle nostre città e della gente che li popola.

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Spinelli Beppe

Una copertina capolavoro con una family band d'altri tempi, un titolo anagramma del tutto spiazzante come Scennis da Tarpe. Il primo disco del torinese Beppe Spinelli e Neropastello si presenta benissimo, e pure dentro non tradisce. Con la sua trap autoironica, il suo pop elettronico surreale e una comicità da teatro canzone è un piccolo balsamo per questi tempi orripilanti. 

Sottotono

Quando ero un bimbo o poco più, avevo assorbito due o tre concetti sul rap '90. Tra questi la distinzione tra East e West Coast. I primi erano cazzuti, 4 Real, i secondi sdolcinati, amavano le tipe e la loro mamma. Quindi io ero di NY, stavo con i primi senza se e senza ma. Traslando con poca grazia il dualismo alle nostre latitudini, avevo deciso che i Sottotono erano West Coast (ma non sapevo a Ovest di cosa, non essendo mai stato a Milano né nel varesotto) e quindi avevo una faida con loro (e quella maledetta Coccinella). Peccato che – legittimamente, vista l'età – non ci capivo un cazzo, e i Sottotono erano una bomba. Lo sono sempre stati, e il loro ritorno 20 anni dopo è da festeggiare a dovere.

The Devils

Parrebbero una band di qualche land americana, o del freddo Nord. Se venissero da lì, probabilmente, avrebbero avuto  maggiori attenzioni e fortune. Invece loro sono Switchblade Erika e Gianni Blacula, i The Devils da Napoli. Ma a fare stoner così sono in pochi, motivo per cui hanno passato negli anni più tempo in furgone in giro a suonare che a casa. Il loro ultimo album si chiama Beast Must Regret Nothing, realizzato con la leggenda Alain Johannes e con tanto di feat. di Mark Lanegan. Su Rockit raccontano il loro esoterismo, la loro passione per "l'anticristianesimo" e la loro più grande ambizione: stare sul cazzo.

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L'articolo 2021: i 100 nomi dell'anno della musica italiana di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2022-01-04 15:48:00

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