2021: i 100 nomi dell'anno della musica italiana (pagina 3)

Dalla A alla Z: 100 donne, uomini, etichette, locali che – nel bene o nel male – hanno segnato il nostro anno pieno di musica italiana

Un po' dei 100 di quest'anno
Un po' dei 100 di quest'anno

Crema

Mirko dei Camillas manca da più di un anno e sono stati pochi i giorni in cui non abbiamo pensato a lui. C'è una raccolta fondi per un documentario su di lui, sulla storia di una band seminale per mille cose bellissime. Per fortuna il testimone, anzi i luccichini, sono passati ai Crema, la nuova band del socio di una vita Vittorio. Nelle scorse ore hanno pubblicato il loro nuovo singolo, Botte, anche i primi due erano notevoli e ve li avevamo raccontati in anteprima. video frame placeholder

DANZƏ 

A un certo punto ricevo un floppy disc tutto colorato, che pare arrivare da un futuro allucinato e resistente alla completa digitalizzazione. Con (DANZƏ), firmato a inizio anno dal collettivo Le Major, si sono aperte le danze per l'hyperpop italiano: 13 brani ideati e realizzati da 22 artisti e produttori tra i 14 e i 22 anni, con nomi come Hello Mimmi, Troyamaki, Narcolessia, Marco 444 o Liltagliagole. Tutti provenienti dalla sfera di SoundCloud e dal mondo Twitch, hanno dato vita a un mixtape isterico che celebra “il nuovo che si scaglia contro l’antico”. E mette assieme Enzo Salvi e 100 gecs: un turbo-ogni-cosa all’insegna “della distruzione dei generi e dei riferimenti culturali”. Tra glitch, breakcore e sound stranianti, il nuovo genere che mette assieme pop, elettronica e molto altro si è manifestato (anche dal vivo). Con nostra delizia. 

video frame placeholder

Del Grandi Marta

Di Marta Del Grandi avevamo iniziato a parlarvi in estate, in occasione dell’uscita di Taller Than His Shadow, un brano aggraziato come l'ombra delle serate calde in cui si sta fuori fino a tardi. Era inevitabile che il suo disco solista, Until We Fossilize, si aprisse con quel brano. E che, dopo quella sortita estemporanea, uscisse alle soglie dell'inverno. Perché è un disco essenziale, spoglio, una piccola meraviglia di ghiaccio e stupore.

De Simone Andrea Laszlo

2020 o 2021? Perché Vivo, a voler essere precisetti, è uscita in anteprima, in un posto un po' sperduto sulla Rete, qualche ora prima dello scorso capodanno, accompagnato da una serie di immagini provenienti da tutto il mondo. Una finestra sul pianeta che continuava a esistere mentre tutti quanti erano chiusi in casa da un'altro lockdown. Per noi è stata la canzone dell'anno, un instant classico leggero ma affatto semplice, anzi profondo come alcune delle cose più importanti prodotte dal cantautorato di casa nostra. Da lì è nata l'idea di MI AMI di realizzare il "Film del Concerto" di Andrea Laszlo De Simone in Triennale. Una delle cose più belle che ci siano capitate in quest'anno emotivamente molto impegnativo. 

video frame placeholder

Dirt Tapes

Il ritorno del vinile, già. E pure il cd che ritorna in auge. Ma c'è sempre qualcuno che va oltre, per fortuna. E così nasce Dirt Tapes, progetto di quattro pazzi nostalgici – tra cui Karim Qqru degli Zen Circus – che hanno fondato la prima etichetta in Italia a produrre musicassetta con la linea Tapematic degli anni ’80. Una follia da innamorati o forse l’inizio di un nuovo boom: nel loro catalogo ci sono già delle super chicche e nel dubbio io vado in soffitta a cercare qualcosa che si mangi i nastri. 

Diss Gacha

Di rapper in giro ce n'è troppi. Tra gli scaffali strabordanti di rime – al netto di quei due o tre fenomeni all'anno che capisci dalla prima barra praticare un'altra disciplina – è molto difficile trovare qualcosa che soddisfi, che suoni bene e suoni nuova, che abbia contenuti e li esponga con stile (il rap, in buona sostanza). La qualità media è bassa, l'emulazione è troppa e, ahinoi, l'orecchio è stanco e fatica a reagire agli stimoli. Ultimamente mi ha colpito questo ragazzo, nelle cui canzoni – lol trap, se esiste come definizione – il confine tra farci e esserci non è mai chiaro. Sarà il flow, la faccia da chi nella vita non doveva fare questo mestiere, i video stranianti o i suoi balletti. Non è nemmeno così importante saperlo, in fondo. 

Ditonellapiaga

Sugli sbadigli che – sulla carta, non vediamo l'ora di essere smentiti – ci ha provocato la lettura del cast di Sanremo, ci siamo già espressi pure troppo. Scelte piacevolmente controcorrente, però, ci sono tra i 25 e una è questa artista romana classe ’97 che ha fatto uscire il suo primo ep, Morsi, questo aprile. Canterà con Donatella Rettore e noi ascolteremo con attenzione. La schizofrenia musicale di Margherita – il cui mondo artistico va dall'elettronica al reggaeton, dalla strada campionata alle donne che uccidono gli uomini – è quel che ci vuole per svegliare un po' l'Ariston. 

Dolcedormire

Quest'anno ho visto troppi pochi concerti, di certo meno di quel che avrei voluto. Ma, insomma, c'era quella cosa chiamata pandemia di cui dovrebbe esservi giunta notizia. Forse l'artista che ho visto più volte (tra cui una sull'Altro Palco di MI MANCHI, ANCORA) si chiama Simone Trotta, in arte Dolcedormire, giovane cantautore – o cantastorie, come lui preferisce – autore di una manciata di singoli, tra cui l'ottima Latte e cerotti. L'ho visto live due volte, che sono più o meno anche le uniche che ci sono state. E sono state esibizioni molto convincenti, per la qualità dei brani e per il calore che trasmette nelle performance. Ha anche delle bellissime orecchie da coniglietto. 

video frame placeholder

Dr. Snaut

Prendono il nome dall'omonimo personaggio del romanzo Solaris di Stanislaw Lem. Il gruppo è formato da ex componenti di band della scena pisana e viterbese piuttosto diversi tra loro – Metzengerstein, Supra Deen e Hopes Are Burning – e questo si sente nella vasta gamma di suoni che propongono nelle loro canzoni, riunite nell'album d'esordio Me ne rendo perfettamente conto, uscito per Loudnessy Sonic Dream e Manza Nera. Jazz, rock, music library, energia e gusto retrò. Li trovate pure in una delle nostre compile, che, a proposito, vi consiglio di non perdervi alla fine di ogni mese. 

Elastico Records

Quando debutta una nuova etichetta, si festeggia sempre. Quando lo fa una realtà come la bolognese Elastico, il brindisi è ancora più sentito. Perché la loro sfida e la loro urgenza è sia musicale sia sociale: quella di portare la battaglia transfemminista in un ambiente ancora troppo sessista, quello della discografia. Il primo passo è stato incoraggiante: la pubblicazione di Twelve, primo ep del trio queer Fucksia, che affronta il tema del dolore e quello del consenso. 

video frame placeholder

Epoque

Epoque è una stella in divenire. Lo abbiamo pensato sin dall'ascolto dei suoi primi singoli – tra cui Boss, che ha girato in radio –, ne abbiamo avuto conferma con il suo live a MI MANCHI, sul cui palco si è presenta con una formazione "all black" che ha fatto scuotere tutti quanti sulla propria sedia (ahinoi). Janine Tshela Nzua è il suo vero nome, è di origine congolese, è nata a Torino e cresciuta tra Parigi e Bruxelles prima di tornare nel capoluogo piemontese, canta in italiano e francese. Balleremo a lungo la sua afrotrap.

Erio

Dopo un 2020 esaltante, quest'anno X Factor ha fatto più fatica a imporre artisti di rilievo e personaggi tv. Era entrambe le cose una nostra vecchia conoscenza come Erio, artista toscano che dopo anni di underground ha deciso di bussare ora alla grande vetrina. Ha fatto bene, perché, arrivato fino alla semifinale, ha mostrato a tutti quale abbondanza di talento ci sia nei nostri palchi e nelle scuole di musica di provincia (Erio insegna canto nell'istituto di Cecina). Ha emozionato tutti con i suoi brani e messo in mostra una tecnica sopraffina. Se i talent servono a dare una chance a chi la merita davvero, come in questo caso, allora servono a molto. 

video frame placeholder

Erriquez (Greppi Enrico)

Quest'anno Rockit fa 25 anni, che sono parecchi. Una mole di parole, immagini e suoni che tende all'infinito. In questo mare aperto c'è anche un pezzo che inizia così: "In collaborazione con radio TRM eccovi l'intervista fatta il 25/5/98 alla Milanosuona, ai microfoni Enrico Erriquez Greppi, la voce della Bandabardò". Tra le tante cose bellissime che diceva Erriquez questa: "Suonare in giro è uno stile di vita, dal parlare con la gente dopo al fatto di suonare, di girare in furgone... cioè, lì dentro ne succedono di tutti i colori, cose che solo noi riusciamo a capire, che non riusciamo a comunicare, ma di un divertimento mostruoso... ci sono vari momenti di ilarità, di ricerca di comicità, si gioca... è una vita veramente bella!". Per 24 anni le cose sono andate così ogni giorno, e le migliaia di persone che hanno frequentato i live della Banda ogni volta che potevano se ne sono accorti eccome. E quel modo di vivere la musica e la vita li ha resi famiglia. Erriquez se n'è andato a febbraio e quando si dice che se n'è andato un pezzo di noi, per una volta, non è retorica. 

Fedez

Che dire, in poche righe, di un personaggio che calamita l'attenzione dell'opinione pubblica, del gossip, della politica, di tutti e per ogni cosa che fa o non fa. Quest'anno – non nell'ordine e senza pretesa di esaustività –: è divenuto paladino dei diritti e della lotta alla censura (vedi Primo Maggio), litigato con colleghi e politici, fatto la morale a parecchie persone, è arrivato secondo a Sanremo, è stato il protagonista di una serie tv da cui lui esce molto bene e sua moglie molto male, ha fatto una delle hit estive più importanti (e meno brutte) dell'anno e un disco a cui ha partecipato un'intera scena che lo ha trattato come un appestato per dieci anni, realizzato decine di puntate di un podcast (Muschio Selvaggio) intelligente e fatto benissimo, sponsorizzato la solita migliaia di prodotti. Di certo apprezzo l'incredibile caparbietà che lo porta a stare sempre su, e che lo ha rimesso al centro della musica italiana da cui pareva sparito dopo il flop di Paranoia Airlines. Ma il problema, per quanto mi riguarda, è che Fedez è troppe cose assieme, buone e brutte. E quando tutto è mischiato (e monetizzato), tutto è compromesso. 

Fulminacci

Ha portato, con grazia, una bellissima canzone sul palco di Sanremo. Ha fatto una cover figa e intelligente (ve la ricordate la "grande chiesa" di Lundini?), e inventare qualcosa di nuovo di questi tempi non è per nulla semplice. Poi ha fatto un bel disco. È sempre gentile e piacevole. Insomma, qua gli si vuole bene. 

(Continua nella pagina successiva)

« 1 2 3 4 5 6 7 »

---
L'articolo 2021: i 100 nomi dell'anno della musica italiana di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2022-01-04 15:48:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia