2021: i 100 nomi dell'anno della musica italiana (pagina 5)

Dalla A alla Z: 100 donne, uomini, etichette, locali che – nel bene o nel male – hanno segnato il nostro anno pieno di musica italiana

Un po' dei 100 di quest'anno
Un po' dei 100 di quest'anno

Maneskin

Ok, ci siamo. Che loro siano I protagonisti del 2021 in musica, è fuori discussione. Sanremo, l'Eurovision, i record internazionali di stream, il tour polverizza-ticket, le date con i mostri sacri del rock mondiale, le performance nei più importanti show americani, letteralmente impazziti per i quattro ragazzi romani. In mezzo milioni di articoli, opinioni di ogni tipo e servizi su di loro, con i media in crisi nera a setacciare ogni notizia (ma de che) che li riguardasse e poi a sfregarsi le mani per i clic. Quello che gli è capitato negli ultimi 12 mesi è fuori di testa (...), senza precedenti, un sogno, un film in onda nei giorni di Natale (il primo frame è il loro busking per le strade della capitale, come nella migliore tradizione à la Una poltrona per due). La loro avventura è il lato illuminato della Luna della globalizzazione applicata alla discografia e delle opportunità offerte dai nuovi strumenti digitali, che hanno amplificato in maniera esponenziale la loro arte e la loro immagine. E quindi, che ne penso di loro? Che sono bravi a suonare – questo l'ho capito in corsa, mea culpa – e a comunicare sé stessi, lo fanno in maniera naturale e dunque efficace. Personalmente mi stanno molto simpatici, anche perché mandano messaggi giusti e preziosi e sono convinto lo facciano credendoci fino in fondo a differenza di molti colleghi cui interessa solo passare all'incasso. Però... Però artisticamente – e fino a prova contraria di musica si occupano queste colonne – non c'è nulla che mi colpisca in ciò che fanno. La riproposizione, la rievocazione non mi interessa. Credo aggiunga poco o nulla. Dell'oggi non ci raccontano granché, del domani tanto meno, se non che in giro (nel mondo) c'è una grande nostalgia, di un'epoca e di un'energia perduta. Penso siano una grandiosa cover band di sé stessi. So che potranno sopravvivere tranquillamente alle mie critiche e gli auguro sinceramente il meglio, sono troppo vecchio per rosicare.

Marracash

L’unica cosa che non va quando esce un disco di Marra – come nel caso di Noi, loro, gli altri, pubblicato a sorpresa nelle ultime settimane dell’anno – è l’hype che genera. Quando piaci a tutti, ma proprio a tutti, di solito sei sospetto. Invece non c’è proprio nulla di democristiano né di usa e getta nel successo immediato del sesto album solista di Fabio della Barona, c’è solo la grandiosità di un artista che in Italia gioca da un pezzo la partita da solo e di un disco maturo e curato in ogni dettaglio, in cui ciascuno può trovare qualcosa che lo rappresenti. Un disco persino superiore al celebratissimo Persona, capolavoro ancora un po’ “schiavo” della hit. Qui Marra elimina ogni cosa superflua e prosegue nello svelamento della sua condizione, che è quella di tutti coloro che hanno la sensibilità e l’intelligenza per farsene carico. Il secondo capitolo del concept funziona meravigliosamente per la sua coerenza e la sua visione d’insieme e per la scelta di non incistarsi in questioni ombelicali, ma gettare lo sguardo su ciò che ci circonda. In questo è il discorso opposto a quello con cui chiudevamo il ragionamento su Caparezza, l'unico con cui Marra oggi se la gioca per capacità di leggere la realtà e incastrare la lingua di conseguenza. A Marracash non frega più nulla di essere il king del rap, ed è proprio questo a porlo un’intera rampa di scale sopra a tutti gli altri.

Massimo Pericolo

Dopo Marra, l'uomo che ha usufruito del suo bagno. E uno dei pochi in grado di non sprofondare nelle sue orme. Dopo la clamorosa rivelazione che è stato Scialla Semper nel 2019 e la scoperta a poco a poco – tra i singoli, i feat. e le tv – di un personaggio unico, con Solo tutto è arrivato il secondo difficilissimo album di un artista che è entrato sulla scena della musica con un calcio volante tra le fiamme di un palazzo che esplode. Che disco si può fare dopo un esordio che porta il nome dell'operazione antidroga che ti ha spedito in carcere, e che contiene folgorazioni come 7 miliardi e Sabbie d'oro? Il rischio è di deludere tanti o, ancora peggio, di accorgersi che attorno a sé ci sono ormai solo groupies. E invece le 15 tracce rilasciate nel mese di marzo confermano tutto quanto. Che le cicatrici di Vane sono ancora tutte lì (leggete questa intervista), che il rap è una forma di espressione come le altre, di cui si può fare un utilizzo buono, cattivo oppure inutile, onesto, sleale, a volte magistrale. Ma quando una cosa sgorga da dentro e sente il bisogno di uscire (come nel famoso bagno), te ne accorgi. 

Mathieu Marco

Marco Mathieu l'ho conosciuto prima da lettore, attratto dai suoi racconti di sport e dai suoi reportage. In ogni riga si percepiva il suo provenire dal basso, da un altro mondo rispetto al 99% dei suoi colleghi che riempivano le sue stesse colonne. La sua non era "semplice" empatia (avercene), era partecipazione. Poi ho scoperto i Negazione (una delle cose più scintillanti e rare prodotte dall'underground italiano) e il suo basso, e ho capito meglio anche i suoi articoli. Da quattro anni Marco Mathieu stava in coma dopo un incidente, è morto poche ore prima di Natale. Lo abbiamo ricordato così, lo ricorderemo a lungo.

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Merlo Michele

Quando ho appreso della morte di questo ragazzo mi ha colpito, oltre alla sua giovane età, il suo ultimo nome d'arte: Mike Bird, che faceva il verso al suo nome di battesimo. Una scelta molto simile a quella di un mio fratello che non c'è più. Michele è morto di leucemia fulminante a 28 anni, la sua fine suscita polemiche e indagini tuttora in corso. Nel 2017 era stato semifinalista di Amici, ha pure scritto un libro per teen di successo. Prima – e pure un po' dopo, con il ritorno al moniker iniziale – di quell'esplosione di popolarità aveva portato avanti un altro pezzo di carriera, con il nome Cinemaboy e sotto l'etichetta Maciste. Il cosiddetto indie allora era un'altra cosa e tra le tante storie da raccontare un giorno avrà anche quella sfortunata di questo ragazzo. 

Mondaze

Forse sta tornando lo shoegaze in Italia, più probabilmente non se n'è mai andato e ora non siamo più così ciechi da non accorgercene. In questo genere musicale – o meglio, con questa attitudine musicale – l'Italia ha prodotto band potentissime, apprezzatissime in giro per l'Europa e spesso non abbastanza qua. Senza contare che l'assenza di live dell'ultimo periodo è stata particolarmente dolorosa per realtà che vivono di musica dal vivo, di sudore, muri di suoni e scariche di energia. Per questo è stato emozionante prendere parte alla Shoegaze Night al Colorificio Kroen di Verona. Sul palco You, Nothing da Verona, i Rev Rev Rev da Bologna e i Mondaze da Faenza. Tutti fighissimi, piccoli pezzi di storia alternativa. Questi ultimi, i Mondaze, non sono stati fin qui abbastanza celebrati per quello che è il loro valore. Hanno da poco pubblicato Late Bloom, un nuovo disco: accattetevillo

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Neffa

È stato un anno talmente assurdo che è persino riapparso Neffa. Prima a Sanremo in duetto con Noemi, dove per altro non è andata benissimo. Poi con un disco matto e perciò fighissimo, tutto cantato in napoletano, la terra dove è nato prima di diventare re a Bologna. Con una bella chiacchierata con noi e infine con una nuova versione di uno dei suoi tanti capolavori, Una direzione giusta, rivisitata meravigliosamente assieme a tha Supreme, in un incontro generazionale decisamente entusiasmante. Ricapitolando, Neffa è stato batterista di uno dei gruppi più importanti del punk italiano, ha fatto il disco più rilevante del rap di casa nostra, ha contribuito e mica poco – a suon di hit meravigliose – alla creazione di una cultura della black music in Italia. Il fatto è che, anche se lui continua fieramente a sabotare questo suo inarrivabile talento, a ogni cosa che fa Giovanni Pellino cambia le sorti della nostra nostra musica. Come lui nessuno mai.

Ne Travaillez Jamais

Loro sono un collettivo apolide, formato a Napoli e sparso in tutta Europa. Il loro nome deriva da una celebre scritta su un muro di Parigi negli anni '50, divenuto uno slogan della contestazione che nella città francese è sempre stata avanguardia ed esempio. Sono in giro da parecchio tempo e hanno sempre fatto le cose a modo proprio: per loro la musica è impegno e incontro. Di recente è uscito Lavore, un mini ep in cui raccontano il mondo alienante del lavoro precario e sottopagato, con il loro incrocio di jazz, guitar music africana e kraut. 

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Nicol 

Quella con Nicol Castagna è stata una delle interviste più complesse e tormentate della mia vita. Non sapevo se fosse giusto farla, e come farla. Alla fine sono stato molto felice di non aver rinunciato. La vita di Nicol fin qui non è stata semplice, ha amato ben poco sé stessa, ha provato a farla finita. È una ragazza molto intelligente – l'ho pensato subito, parlando al telefono con noi –, è brava a cantare, ha un volto magnetico ed è parecchio motivata. In questi mesi è protagonista di Amici – era inevitabile che la tv arrivasse a lei –, e le auguro il meglio. Mai come in questo caso, il suo successo non passerà dai numeri o dalla popolarità.

Not Waving

Tra i dischi da portare nel futuro di questo 2021 c'è How to Leave Your Body di Alessio Natalizia aka Not Waving, italiano che vive a Londra da un pezzo e che con i suoi synth e la sua elettronica ha ammaliato Mark Lanegan. Un disco importante come le collaborazioni che lo impreziosiscono, che affronta il tema dell'amicizia e la fragilità dei rapporti umani. Un altro passo in avanti per un artista in continua evoluzione. 

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Novelo

Ogni onda è fatta di una cresta e di un cavo: la parte che sta in cima e quella più in basso, che ne regge l'impeto. Vale così anche per le nuove wave musicali, che procedono a ritmi sempre più frequenti. Qualcosa è profondo e crea valore, qualcosa rimane in superficie poi ritorna giù. Nel mazzo degli artisti che oggi si rifanno a un'estetica e a sonorità tra l'emo, il sad lo-fi e il punk, il più convincente è sicuramente Andrea Leone in arte Novelo (anagramma di No Love). Il 3 dicembre, dopo mesi chiuso in studio di registrazione, è uscito Caro mostro, l'album di debutto di uno dei nostri CBCR 2022. Con lui, nelle tracce, Ariete, Tommy Dali, Lil Busso, Psicologi. Raccoglie flussi di coscienza, autoironia e ferite sul cuore, incastri lirici e ottime produzioni. Sad but true

Nu Genea 

A un certo punto la band napoletana Nu Guinea – per cui personalmente vado matto – cambia nome, e in un primo momento la cosa mi lascia un po' perplesso. Nemmeno la loro spiegazione – che si iscrive al grande dibattito in corso sul tema dell'appropriazione culturale – mi ha convinto del tutto. Ma questi sono problemi miei e della mia formazione personale, al più. L'unica cosa che conta è che i Nu Genea – che intanto hanno firmato per Carosello – stanno lavorando a un nuovo disco e che quest'estate ci hanno regalato un anti-tormentone davvero spettacolare, spedendo in rotazione in radio un singolo meraviglioso. E d'estate, si sa, ascoltare bella musica non è mai semplice. Marechià è la hit come le vorremmo sempre: se serve, cambiate nome pure ogni settimana ma continuate a produrre roba così per favore. 

One Blood Family

One Blood Family nasce nel 2017, è una band o forse è il caso di dire orchestra composta da ragazzi migranti e richiedenti asilo dell'area torinese, cui si unisce un gruppo di produttori e artisti locali. Ne emerge un suono polifonico, che fonde R&B, afrobeat, dancehall e world music. Elixir è il loro primo disco, sa di rivalsa e di integrazione e mette in pace con un sacco di storture a cui assistiamo ogni giorno nel music business. 

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Orfini Matteo

Non sono il tipo da endorsement. E penso che la personalizzazione della politica cui abbiamo assistito negli ultimi anni – il processo va avanti da un pezzo e il digitale l'ha accelerato parecchio – sia uno dei mali della contemporaneità. Ma quando qualcuno si sbatte, cerca di capire e poi rappresentare, questo gli va riconosciuto. Perché fa esattamente quello che è chiamato a fare, e per cui è pagato nel caso di un parlamentare. Ultimamente abbiamo incrociato spesso le nostre strade con quelle di Matteo Orfini, deputato Pd, che ha messo il proprio nome su un progetto di legge chiamato a rivedere la legislatura sullo spettacolo. Con lui abbiamo avuto due momenti pubblici a Milano (qua e qua). E ho capito la serietà del suo impegno, che è stato quello di ascoltare per davvero le esigenze degli operatori della cultura – riuniti ne La Musica Che Gira – e poi rilanciarle nelle sedi opportune. Il settore ha davanti a sé un'occasione unica per darsi un futuro: non si tratta di ripartire, tornare a fatturare un po', ma di stravolgere i meccanismi che hanno portato fin sul confine del baratro. Per farlo servono leggi, diritti e doveri. E consapevolezza. Per questo continueremo a parlarne, e a ringraziare chi si espone assieme a noi. 

Palmaria

Nati in Liguria, come l'isola da cui prendono il nome, Francesco e Giulia vivono da anni a Londra, dove si sono spinti per inseguire la musica. Da allora non hanno mai smesso di studiare e produrre, e oggi una manciata di ottimi singoli dirada le nuvola sul futuro del loro "hypnotic pop". In autunno hanno pubblicato Crystallize, un disco che è un miscuglio che viene steso su ritmi ora rilassati ora incalzanti, un viaggio in relax che è bello compiere in loro compagnia. 

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L'articolo 2021: i 100 nomi dell'anno della musica italiana di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2022-01-04 15:48:00

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