Top It 2017: i 20 dischi dell'anno secondo Rockit

Grafiche di Beatrice Mammi, gif animate di Cosimo NescaGrafiche di Beatrice Mammi, gif animate di Cosimo Nesca
20/12/2017

Tutta la redazione ha votato e anche questo 2017 ricchissimo di musica si avvia al termine: tra diverse conferme e tante sorprese (e molti newcomer da tenere d'occhio) abbiamo stilato la consueta classifica dei migliori dischi dell'anno.

Dalla #20 alla #11



#20
Colombre - Pulviscolo

Bravo Dischi

Colombre è dotato di un’incredibile delicatezza, c’è una cura quasi materna nel suo modo di scrivere canzoni che forse deriva da un grande amore per la lingua italiana, o forse da un amore per la musica in se stessa. Ciò che conta è che finalmente sia riuscito a catturare per noi questo pulviscolo, questa luminosità argentata di suoni esili che riverbera nell’aria. [Leggi la recensione]


 

#19
Joe Victor - Night Mistakes
Bravo Dischi

“Vogliamo suonare tanto, soprattutto all’estero. E fare un secondo disco bellissimo”. Così Gabriele, voce e chitarra dei Joe Victor, si augurava nella nostra intervista del 2015. Due anni e un centinaio di concerti più tardi, l’auspicato disco bellissimo ha un titolo, una copertina e dieci canzoni folgoranti. “Night Mistakes” è sotto molti punti di vista un’opera che spiazza: che il precedente “Blue Call Pink Riot” aprisse un ventaglio di possibilità piuttosto ampio in vista di un secondo album, era chiaro, ma alla svolta disco folk dei Joe Victor, in fondo, non eravamo del tutto preparati. [Leggi la recensione]


 

#18
Halfalib - Malamocco
We Were Never Being Boring

Malamocco affonda le sue radici da un lato nella psichedelia americana, dall’altro andando proprio all’origine di questi suoni nella visione pop di un Brian Wilson o delle esperienze soliste post-Beatles, con una voce che sembra sempre al limite del frangersi dimostrando la propria umana interiorità.
Se questo è il nucleo centrale, per quanto ispirato, emozionante e perfettamente riuscito, non è sufficiente a dare le coordinate di un progetto che da qui si allontana in differenti gradi di libertà, utilizzando produzione e arrangiamento per spingersi verso soluzioni più jazzy (uno Squarepusher senza eccessi e accelerazioni drill’n’bass), elettronica più o meno prestata al pop e derive lisergiche assortite. [Leggi la recensione] [Ascolta il disco]


 

#17
HAVAH - Contravveleno
Maple Death

Le storie di resistenza di Havah sono storie di potenza personale, calate nel bianco e nero di uno stile fatto di grandi riverberi, chitarre nebulosissime, voci ultraprocessate, che sin dal primo disco, e anche in questo “Contravveleno”, pongono Camorani in una posizione sopraelevata rispetto al racconto stesso. Svuotando le parole (anche quelle in prima persona) di intenzioni e intonazioni, e preferendo una forma asciutta di cantato, Havah lascia che sia l'ostinazione della musica a trasmettere quel senso di asfissia e paura che permea tutto l'album. [Leggi la recensione]


 

#16
GOMMA - Toska
V4V

I Gomma sono sinceri abbastanza da apparire a tratti ingenui, ma con una spontaneità e un'incoscienza che ne costituiscono il vero valore artistico. In "Toska" hanno trovato il modo, con la loro musica, di riempire i vuoti che ci sono tra loro e il mondo, tra loro e le altre persone, tra loro e la realtà, tra loro e il futuro, facendosi scudo con uno stato d'animo dalle ricche sfumature. [Leggi la recensione]


 

#15
Coez - Faccio un casino
Undamento

Per il rap italiano, negli anni Coez è stato: un ottimo rapper, un ritornellaro provetto e uno sperimentatore, a suo modo, della forma canzone. Tra i suoi meriti c'è sicuramente quello d'aver sempre cercato una certa freschezza: mentre tutti decidevano di fare il rap, intorno al 2012 Coez già sapeva che era giunta l'ora di provare qualcosa di più: il cantato. [Leggi la recensione]


 

#14
Populous - Azulejos
Wonderwheel/La Tempesta Dischi

“Azulejos” dimostra la piena padronanza che Populous ha della materia elettronica e regge a dovere il confronto con l’estero. È un produttore con una personalità importante e in quindici anni di carriera si è sempre messo in gioco con eclettismo su terreni diversi, che ora si sia dato alla cumbia è giusto un dettaglio. Di norma solo i grandi possono davvero permetterselo. [Leggi la recensione]


 

#13
Andrea Laszlo De Simone - Uomo Donna
42 Records

Dall’inizio del brano omonimo, che apre l’album col rumore di un treno che ricorda quei saluti in stazione che segnavano la fine di un sogno e il principio di una marea montante di ricordi, ci si immerge in un panorama sinfonico che mescola con incredibile savoire faire il già citato Battisti, i Beatles e Iosonouncane, e ancora il prog, il rock, le aperture e chiusure spiazzanti che cedono inermi alla bellezza, ora noise, ora puro divertissement, voci dalla tv, galline, un bimbo che ride, alterazioni sensoriali. [Leggi la recensione]


 

#12
Fabri Fibra -
Fenomeno
Universal

Fibra ha la grande capacità di leggere il presente con immagini precise senza scadere nella retorica o nei cliché che invecchiano subito, il tutto con una sensibilità e una profondità che in pochi gli riconoscono. Fibra ha davvero alzato l’asticella del raccontare se stessi e ci ricorda quanto sia un autore complesso e, a suo modo, difficile, e chi crede ancora che sia solo un pallone gonfiato buono giusto per chi balla in discoteca al grido di “Tranne te” o “Rapper italiani che Perepè qua qua, qua qua perepè" non ha mai capito un cazzo della sua musica. Citando “Equilibrio”, l’iperbole “La cosa migliore che sia successa all’Italia è Fabri Fibra” è più che corretta. [Leggi la recensione]


 

#11
Baustelle - L'amore e la violenza
Warner Music

“L’amore e la violenza” parte dai profughi siriani e finisce nel sogno sixties del ritorno dell’Era dell’Acquario, in un continuo cortocircuito di epoche e rimandi, in cui i Pulp si incrociano con gli ABBA e un pop elettronico leggerissimo quasi si sovrappone a una coda prog. Il giochino di andare a riconoscere tutte le citazioni può essere divertente, ma anche fine a se stesso, perché dopo quasi vent’anni di carriera è giusto riconoscere al trio Bastreghi-Bianconi-Brasini un proprio stile. [Leggi la recensione]


(Continua nella pagina successiva)

Tag: classifica

Commenti (9)

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  • CivasS 6 mesi fa @CivasS

    Graziosa Utopia di Edda, secondo me, meritava almeno il podio ...
    Ma perché non c'è Umberto Maria Giardini? (ex Moltheni)

  • Harno ʕ•̫͡•ʔ 6 mesi fa @harno

    U.M. Giardini mai !? mah... chissà ?
    Il meraviglioso mondo della discografia.

  • Leonardo Cassetta 6 mesi fa @leonardo_cassetta

    Mi allineo per un istante ai commenti precedenti riguardo la mancanza di Futuro Proximo di Umberto Maria Giardini. Davvero inspiegabile! Per quel che mi riguarda ho ascoltato molta musica italiana, o meglio più del solito, vista la vacuità delle proposte internazionali. Ho apprezzato molto il fresco esordio di Pietro Berselli, di Halfalib, il post-rock dei Malmo con il loro Manifesto della Chimica Romantica e del side-project Stella Maris per non dimenticare del sempreverde Paolo Benvegnù fedele a se stesso, ma con qualche tocco di attualià sonora.

  • Isacco 6 mesi fa @Isacco

    Non è presente in classifica un giorno nuovo dei sick tamburo?....A. I. U. T. O.

  • Giovanni Peralta 5 mesi fa @giovanni.peralta.779

    Primo posto giusto: grande rivelazione Giorgio Poi.
    Anch'io avrei messo sul podio Futuro Proximo.

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